giovedì 21 ottobre 2021

Camilla Canepa, la perizia della Procura: «Era sana, morte ragionevolmente dovuta a effetti avversi di AstraZeneca»

E' stata depositata la perizia sul decesso nel giugno scorso di Camilla Canepa, la studentessa di 18 anni di Sestri Levante, morta nel giugno scorso all'ospedale San Martino di Genova dopo essere stata vaccinata con Astrazeneca a un open day: «Non aveva alcuna patologia pregressa e non aveva preso alcun farmaco». La morte per trombosi «è ragionevolmente da riferirsi a un effetto avverso da somministrazione del vaccino anti Covid», scrivono il medico legale Luca Tajana e l'ematologo Franco Piovella nella relazione depositata in procura ai pm che indagano sul caso. La ragazza era sana, sottolineano, e il modulo di anamnesi è stato compilato correttamente come la somministrazione del vaccino.

Camilla era stata vaccinata il 25 maggio e si era sentita male il 3 giugno: era stata portata all'ospedale di Lavagna dove le avevano riscontrato una piastrinopenia e una fotosensibilità. Era stata però dimessa, dopo una tac senza contrasto, ed era ritornata allo stesso ospedale il 5 in condizioni disperate per una trombosi al seno cavernoso. Trasferita al policlinico San Martino di Genova era stata operata alla testa, morì il 10 giugno e i genitori, che avevano sempre sostenuto che la figlia non aveva patologie e non prendeva farmaci, autorizzarono l'espianto degli organi. «Al primo ricovero - scrivono i medici - era già in atto la reazione al vaccino e poteva essere interpretata come tale ma in quel contesto e in quella fase storica ancora se ne parlava poco e non era così di facile intuibilità una correlazione».

Il legale della famiglia

«La vicenda merita un approfondimento - sottolinea l'avvocato Angelo Paone che assiste la famiglia -. Si è finalmente chiarito che la ragazza non aveva patologie e non prendeva medicinali. Ci riserviamo ogni approfondimento con il nostro consulente. Possiamo osservare però sin d'ora che in realtà la problematica delle controindicazioni su quella fascia di età erano state già evidenziane nel verbale numero 17 del comitato tecnico scientifico che diceva come fosse sconsigliato per le persone sotto i 60 anni. Anche per quel che riguarda Lavagna bisogna dire che Camilla il 3 è stata dimessa con le piastrine che continuavano a scendere».

martedì 19 ottobre 2021

Cleo, 4 anni, come Maddie McCann. Scomparsa nella notte: era in campeggio coi genitori. «Rapita col sacco a pelo»

Una bambina di 4 anni è misteriosamente scomparsa nel nulla di notte in un campeggio. E tutti noi ripiombiamo nell'incubo di Maddie McCann, svanita nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori a Praia da Luz, in Algarve, nel Portogallo del Sud. Questa drammatica vicenda si svolge invece in Australia. La piccola Cleo Smith era in vacanza con mamma e papà, vicino a Macleod, Australia occidentale, in un campeggio, ma nel cuore della notte è stata portata via con tutto il suo sacco a pelo senza che i genitori si accorgessero di nulla se non al mattino risvegliandosi.


La mamma ha spiegato alla stampa locale di essere certa che all'1.30, quando si è svegliata, la figlia era ancora lì, poi alle 6 quando si sono svegliati di nuovo era scomparsa. Il fatto che sia scomparso anche il sacco a pelo conferma la prima ipotesi, ovvero quella di un rapimento, visto che sembra improbabile che la piccola si sia allontanata sola riavvolgendo il sacco.

Continuano in modo incessante le indagini per tutta la zona per capire cosa possa essere successo. «Grave preoccupazione» è stata espressa dalla polizia locale, impegnata in una ricerca via mare e via terra della bambina promettendo che «non verrà lasciato nulla di intentato». L'ispettore Jon Munday ha detto al programma televisivo Sunrise che non si può escludere la possibilità che la bambina possa essere stata «presa e rimossa dalla zona». La polizia sta rintracciando tutti coloro che si trovavano nel campeggio, mentre le operazioni di ricerca sono state ostacolate dal maltempo.  La madre, Ellie Smith, nel corso di una conferenza stampa ha detto che sta vivendo «giorni orribili» da quando ha visto la tenda aperta e l'assenza della figlia. «L'abbiamo cercata a piedi e in auto, poi abbiamo chiamato la polizia quando ci siamo resi conto che lei non c'era», ha aggiunto. 

domenica 17 ottobre 2021

Facchinetti choc: «Conor McGregor mi ha picchiato. È violento e pericoloso». La moglie: «Un pugno dal nulla»

Brutta disavventura per Francesco Facchinetti, che sulla sua pagina Instagram ha raccontato di aver passato una notte da incubo per colpa di Conor McGregor, il campione di MMA in questi giorni in Italia (ieri è andato a pranzo con Mourinho). "Non avrei mai pensato di vivere una cosa del genere", scrive Facchinetti.

«Alle 2,30 di questa notte sono stato aggredito dal signor McGregor - dice in un lungo video nelle stories - proprio quel famosissimo McGregor, che mi ha dato un pugno in bocca, mi ha spaccato il naso davanti a dieci testimoni, i suoi amici e le sue guardie del corpo. Mi ha aggredito senza motivazione dato che abbiamo parlato per più di due ore e ci eravamo anche divertiti insieme. Potevo starmene zitto e non dire niente a nessuno, ma siccome mi è andata bene e sono qui a raccontarlo, devo dire che quella persona è veramente violenta e pericolosa».

«Ho preso un pugno per niente, quel pugno poteva andare a chiunque, a mia moglie, alle altre mie amiche o amici. Per questo ho deciso di denunciare Conor McGregor perché è una persona violenta e pericolosa». Sempre nelle stories Facchinetti aggiunge: «I veri fighters non si comportano così. Sanno di avere delle armi al posto delle mani e di certo non si mettono a prendere a pugni il primo a caso che si trovano davanti. Poteva darlo a mia moglie, a chiunque dei miei amici in quella stanza». «Spero che questa sia la volta buona che la paghi, confido nella giustizia italiana», conclude.

La moglie: «Un pugno dal nulla, senza motivo»

«Sono le 6,15, non abbiamo dormito - rincara la dose la moglie di Facchinetti, Wilma Faissol, sempre sul suo profilo Instagram - eravamo in 10, con Conor McGregor, le sue 4-5 guardie del corpo, i suoi amici. Ci siamo divertiti, abbiamo parlato. Poi dal nulla ha tirato un pugno in faccia a Francesco: ci stava invitando ad un'altra festa, Francesco gli ha detto "ok andiamo", e lui lo ha colpito. Per fortuna era molto vicino, quindi non è riuscito a caricare: Francesco è volato indietro, è caduto sul tavolo e poi per terra.

La prima cosa che mi è venuta in mente è stato: ma stiamo scherzando? E' uno show? Poi sono rimasta paralizzata. Mi sono girata e ho visto che gli amici lo tenevano contro il muro perché voleva continuare a picchiare Francesco. Poi lo hanno portato via, io ho acceso la luce e le guardie l'hanno spenta: Francesco era sanguinante, io volevo soccorrerlo, la guardia ci ha cacciato via». «Starà in Italia fino al 26 ottobre, se lo vedete stategli lontano, non avvicinatevi a chiedergli autografi perchè è una persona instabile e pericolosa».

Arabia Saudita, incidente nel deserto: tre italiani morti, c'è anche il ballerino Antonio Caggianelli

Doveva essere una giornata di svago, l'opportunità di scoprire il deserto. Si è trasformata in una tragedia. Tre italiani hanno perso la vita a Ryad, in Arabia Saudita, a causa di un incidente nel deserto. Si tratta di tre ballerini giunti nel Paese arabo per esibirsi. Approfittando del giorno libero, i giovani avevano deciso di partecipare a una gita nel deserto ma, per cause ancora da accertare, i veicoli su cui viaggiavano sono finiti in una scarpata. Oltre ai tre italiani, sono morte anche altre due persone del posto.


Incidente nel deserto, morto Antonio Caggianelli

Fra i ballerini deceduti nel deserto c'era anche Antonio Caggianelli, 33 anni di Bisceglie, considerato uno dei talenti emergenti della sua generazione. Ne danno notizia diversi giornali pugliesi. La comitiva partita alla volta del deserto era composta da 10 persone in totale, tutte italiane. Oggi, domenica 17 ottobre, c'è stato il riconoscimento delle salme. La Farnesina ha già informato le famiglie. 

giovedì 14 ottobre 2021

Muore in bici travolta da un furgone: Emanuela aveva 11 anni. «Una settimana fa era morto il nonno»

Un Dolore troppo grande. Ieri in provincia di Padova, a Reschigliano, Emanuela Brahja è morta dopo essere stata investita mentre era in sella alla sua bici. Esattamente una settimana fa era morto il morto, in Albania e il dolore è straziante dopo il tremendo verdetto che ha sancito la morte della piccola Emanuela, che avrebbe compiuto 12 anni il 18 dicembre. 

In molti sono stretti vicini alla famiglia, tanti amici, mebri della grande comunità albanese del padovano, ma anche zii, cugini, parenti arrivati dall'Albania già martedì, il giorno dopo l'incidente, quando la speranza che la piccola potesse salvarsi era ancora accesa. E molti continueranno ad arrivare a Reschigliano, paese dove la bimba era nata e cresciuta e dove la famiglia ha deciso di seppellirla. Nonostante le speranze di tutto il paese, Emanuela è venuta a mancare poco dopo la mezzanotte di ieri.

«Appena ci è arrivata la notizia, lunedì sera, siamo partiti subito - racconta lo zio, fratello del padre Agron, che vive a Milot, a circa un'ora da Tirana -. Siamo rimasti costantemente in ospedale, ad aspettare e pregare per il miracolo. Non è servito. Ora ci riuniremo tutti qui per il funerale: Emanuela è cresciuta qui, ha tutti i suoi amici. Esattamente una settimana fa è morto il nonno, in Albania. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di riprenderci dal lutto che siamo stati travolti da questo dramma immane. Non possiamo crederci, siamo straziati. Mamma e papà non riescono nemmeno a pensare che lei non ci sia più».

Mamma Esmeralda ha gli occhi cerchiati di nero e le guance umide. Le due figlie maggiori restano in casa, una ha 20 anni, l'altra ne compie 18 proprio oggi. Il piccolo di casa invece è costretto a lunghi periodi di ricovero e cure in ospedale. «Abbiamo perso mio padre esattamente una settimana fa - aggiunge lo zio -. Mio fratello Agron era appena rientrato dall'Albania, vive qui da 25 anni, lavora per una ditta di coperture. Non riesce a darsi pace. Per la strada si può morire, ma così, a 11 anni, non si può accettare. I cuginetti non riescono a capire, le sue sorelle e il fratellino sono distrutti. Sono una bellissima famiglia, non meritavano tutto questo».

La dinamica dell'incidente era già stata confermata lunedì sera. Emanuela tornava a casa, ha attraversato a qualche decina di metri dalle strisce pedonali, proprio mentre arrivava un furgone, guidato da un 36enne veneziano. Nonostante stesse viaggiando a 40 chilometri orari e la strada fosse ben illuminata, l'impatto è stato inevitabile e il trauma cranico riportato dalla piccola Emanuela è stato fatale. 

lunedì 11 ottobre 2021

Bungee jumping: mamma si lancia nel vuoto ma la corda non è legata, morta davanti ai tre figli

Orrore durante un salto al “bungee jumping”. Una donna di 33 anni, mamma di tre figli tutti minorenni è morta durante un salto sportivo estremo "a volo libero con la corda". Il filmato straziante mostra Yevgenia Leontyeva, 33 anni, che cammina con calma oltre il bordo del tetto di un hotel a Karaganda, in Kazakistan, ma è precipitata da 25 metri subendo lesioni multiple, dopo che una corda di supporto non era stata adeguatamente fissata a un albero.

Nel video si sentono le urla degli spettatori sul tetto, subito dopo quelli sottostanti si precipitano in suo aiuto dopo la spaventosa caduta. Yevgenia, amante dell'avventura, una saltatrice esperta, è stata portata d'urgenza in ospedale dove è stata operata per gravi ferite alla testa, ma è morta poco dopo.

Negli attimi prima del lancio si vi vede un uomo che fissa le cinghie dell'imbracatura alla donna mentre si sente un  uomo fuori dalle telecamera gridare "ti amo". Poi subito dopo si sente l'urlo di un'amica che avrebbe dovuto saltare dopo di lei. Una traversa a cui era attaccata la corda - e che avrebbe dovuto interrompere la sua caduta lasciandola sospesa in aria - non è riuscita a reggere o non era stata agganciata bene. La donna si è schiantata sul terreno sottostante ed è stata trascinata per qualche metro prima di sbattere contro un muro. Gli osservatori hanno affermato che il salto è stato autorizzato prima che un organizzatore avesse il tempo di fissare la corda su un albero.

Prima del tragico salto, Yevgenia e la sua amica avevano pubblicato "Vivilo" e "Voleremo". La donna aveva tre ragazzi sotto i 14 anni. Sulla sua morte è stata aperta un'indagine penale e gli organizzatori sono stati accusati di negligenza.

domenica 10 ottobre 2021

Dora, morta a 30 anni dopo la serata col fidanzato: «Precipitata dal quarto piano»

Una ragazza di 30 anni, Dora Lagreca, è morta ieri a Potenza dopo essere precipitata dal quarto piano di una palazzina. La giovane era originaria di Montesano sulla Marcellana, in provincia di Salerno, e viveva da qualche tempo nella città lucana dove era impiegata nel personale ATA di una scuola. Ancora poco chiara la dinamica di quanto è successo: pare che Dora fosse in compagnia del fidanzato al momento della tragedia. La giovane è caduta nel vuoto in piena notte, intorno alle 3: soccorsa dal personale del 118 e trasferita all'ospedale San Carlo di Potenza, per lei non c'è stato niente da fare.

Come scrive il quotidiano Il Messaggero, Dora si trovava nella casa del fidanzato, un ragazzo di Potenza con il quale aveva trascorso la serata in un pub: è stato il giovane a chiamare i soccorsi e i carabinieri. Il ragazzo è stato sentito a lungo dagli inquirenti e non risulta indagato. «Per ora il decesso della giovane non è legato a terzi elementi», hanno fatto sapere dall'Arma, il che fa pensare ad un possibile suicidio. Dall'autopsia, prevista tra domani e martedì, si cercheranno di capire le cause del decesso, e se ci sono sul suo corpo segni ulteriori oltre alle ferite dovute all'impatto con l'asfalto.

Non è ancora chiaro se ci fosse una seconda persona che abbia responsabilità nella morte di Dora: nessuno nel quartiere ha visto o sentito nulla. Dai profili social della vittima e del fidanzato è emerso che i due avevano passato la serata in alcuni locali di Potenza, ma su quanto avvenuto in piena notte è giallo: è stato un suicidio, un incidente domestico, o qualcosa di diverso? La trentenne, che era entrata nel mondo della scuola da qualche tempo, in passato aveva fatto anche la modella e per questo nel salernitano era molto nota. I carabinieri indagano per capire i lati oscuri di questo mistero.

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