giovedì 21 ottobre 2021

Camilla Canepa, la perizia della Procura: «Era sana, morte ragionevolmente dovuta a effetti avversi di AstraZeneca»

E' stata depositata la perizia sul decesso nel giugno scorso di Camilla Canepa, la studentessa di 18 anni di Sestri Levante, morta nel giugno scorso all'ospedale San Martino di Genova dopo essere stata vaccinata con Astrazeneca a un open day: «Non aveva alcuna patologia pregressa e non aveva preso alcun farmaco». La morte per trombosi «è ragionevolmente da riferirsi a un effetto avverso da somministrazione del vaccino anti Covid», scrivono il medico legale Luca Tajana e l'ematologo Franco Piovella nella relazione depositata in procura ai pm che indagano sul caso. La ragazza era sana, sottolineano, e il modulo di anamnesi è stato compilato correttamente come la somministrazione del vaccino.

Camilla era stata vaccinata il 25 maggio e si era sentita male il 3 giugno: era stata portata all'ospedale di Lavagna dove le avevano riscontrato una piastrinopenia e una fotosensibilità. Era stata però dimessa, dopo una tac senza contrasto, ed era ritornata allo stesso ospedale il 5 in condizioni disperate per una trombosi al seno cavernoso. Trasferita al policlinico San Martino di Genova era stata operata alla testa, morì il 10 giugno e i genitori, che avevano sempre sostenuto che la figlia non aveva patologie e non prendeva farmaci, autorizzarono l'espianto degli organi. «Al primo ricovero - scrivono i medici - era già in atto la reazione al vaccino e poteva essere interpretata come tale ma in quel contesto e in quella fase storica ancora se ne parlava poco e non era così di facile intuibilità una correlazione».

Il legale della famiglia

«La vicenda merita un approfondimento - sottolinea l'avvocato Angelo Paone che assiste la famiglia -. Si è finalmente chiarito che la ragazza non aveva patologie e non prendeva medicinali. Ci riserviamo ogni approfondimento con il nostro consulente. Possiamo osservare però sin d'ora che in realtà la problematica delle controindicazioni su quella fascia di età erano state già evidenziane nel verbale numero 17 del comitato tecnico scientifico che diceva come fosse sconsigliato per le persone sotto i 60 anni. Anche per quel che riguarda Lavagna bisogna dire che Camilla il 3 è stata dimessa con le piastrine che continuavano a scendere».

martedì 19 ottobre 2021

Cleo, 4 anni, come Maddie McCann. Scomparsa nella notte: era in campeggio coi genitori. «Rapita col sacco a pelo»

Una bambina di 4 anni è misteriosamente scomparsa nel nulla di notte in un campeggio. E tutti noi ripiombiamo nell'incubo di Maddie McCann, svanita nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori a Praia da Luz, in Algarve, nel Portogallo del Sud. Questa drammatica vicenda si svolge invece in Australia. La piccola Cleo Smith era in vacanza con mamma e papà, vicino a Macleod, Australia occidentale, in un campeggio, ma nel cuore della notte è stata portata via con tutto il suo sacco a pelo senza che i genitori si accorgessero di nulla se non al mattino risvegliandosi.


La mamma ha spiegato alla stampa locale di essere certa che all'1.30, quando si è svegliata, la figlia era ancora lì, poi alle 6 quando si sono svegliati di nuovo era scomparsa. Il fatto che sia scomparso anche il sacco a pelo conferma la prima ipotesi, ovvero quella di un rapimento, visto che sembra improbabile che la piccola si sia allontanata sola riavvolgendo il sacco.

Continuano in modo incessante le indagini per tutta la zona per capire cosa possa essere successo. «Grave preoccupazione» è stata espressa dalla polizia locale, impegnata in una ricerca via mare e via terra della bambina promettendo che «non verrà lasciato nulla di intentato». L'ispettore Jon Munday ha detto al programma televisivo Sunrise che non si può escludere la possibilità che la bambina possa essere stata «presa e rimossa dalla zona». La polizia sta rintracciando tutti coloro che si trovavano nel campeggio, mentre le operazioni di ricerca sono state ostacolate dal maltempo.  La madre, Ellie Smith, nel corso di una conferenza stampa ha detto che sta vivendo «giorni orribili» da quando ha visto la tenda aperta e l'assenza della figlia. «L'abbiamo cercata a piedi e in auto, poi abbiamo chiamato la polizia quando ci siamo resi conto che lei non c'era», ha aggiunto. 

domenica 17 ottobre 2021

Facchinetti choc: «Conor McGregor mi ha picchiato. È violento e pericoloso». La moglie: «Un pugno dal nulla»

Brutta disavventura per Francesco Facchinetti, che sulla sua pagina Instagram ha raccontato di aver passato una notte da incubo per colpa di Conor McGregor, il campione di MMA in questi giorni in Italia (ieri è andato a pranzo con Mourinho). "Non avrei mai pensato di vivere una cosa del genere", scrive Facchinetti.

«Alle 2,30 di questa notte sono stato aggredito dal signor McGregor - dice in un lungo video nelle stories - proprio quel famosissimo McGregor, che mi ha dato un pugno in bocca, mi ha spaccato il naso davanti a dieci testimoni, i suoi amici e le sue guardie del corpo. Mi ha aggredito senza motivazione dato che abbiamo parlato per più di due ore e ci eravamo anche divertiti insieme. Potevo starmene zitto e non dire niente a nessuno, ma siccome mi è andata bene e sono qui a raccontarlo, devo dire che quella persona è veramente violenta e pericolosa».

«Ho preso un pugno per niente, quel pugno poteva andare a chiunque, a mia moglie, alle altre mie amiche o amici. Per questo ho deciso di denunciare Conor McGregor perché è una persona violenta e pericolosa». Sempre nelle stories Facchinetti aggiunge: «I veri fighters non si comportano così. Sanno di avere delle armi al posto delle mani e di certo non si mettono a prendere a pugni il primo a caso che si trovano davanti. Poteva darlo a mia moglie, a chiunque dei miei amici in quella stanza». «Spero che questa sia la volta buona che la paghi, confido nella giustizia italiana», conclude.

La moglie: «Un pugno dal nulla, senza motivo»

«Sono le 6,15, non abbiamo dormito - rincara la dose la moglie di Facchinetti, Wilma Faissol, sempre sul suo profilo Instagram - eravamo in 10, con Conor McGregor, le sue 4-5 guardie del corpo, i suoi amici. Ci siamo divertiti, abbiamo parlato. Poi dal nulla ha tirato un pugno in faccia a Francesco: ci stava invitando ad un'altra festa, Francesco gli ha detto "ok andiamo", e lui lo ha colpito. Per fortuna era molto vicino, quindi non è riuscito a caricare: Francesco è volato indietro, è caduto sul tavolo e poi per terra.

La prima cosa che mi è venuta in mente è stato: ma stiamo scherzando? E' uno show? Poi sono rimasta paralizzata. Mi sono girata e ho visto che gli amici lo tenevano contro il muro perché voleva continuare a picchiare Francesco. Poi lo hanno portato via, io ho acceso la luce e le guardie l'hanno spenta: Francesco era sanguinante, io volevo soccorrerlo, la guardia ci ha cacciato via». «Starà in Italia fino al 26 ottobre, se lo vedete stategli lontano, non avvicinatevi a chiedergli autografi perchè è una persona instabile e pericolosa».

Arabia Saudita, incidente nel deserto: tre italiani morti, c'è anche il ballerino Antonio Caggianelli

Doveva essere una giornata di svago, l'opportunità di scoprire il deserto. Si è trasformata in una tragedia. Tre italiani hanno perso la vita a Ryad, in Arabia Saudita, a causa di un incidente nel deserto. Si tratta di tre ballerini giunti nel Paese arabo per esibirsi. Approfittando del giorno libero, i giovani avevano deciso di partecipare a una gita nel deserto ma, per cause ancora da accertare, i veicoli su cui viaggiavano sono finiti in una scarpata. Oltre ai tre italiani, sono morte anche altre due persone del posto.


Incidente nel deserto, morto Antonio Caggianelli

Fra i ballerini deceduti nel deserto c'era anche Antonio Caggianelli, 33 anni di Bisceglie, considerato uno dei talenti emergenti della sua generazione. Ne danno notizia diversi giornali pugliesi. La comitiva partita alla volta del deserto era composta da 10 persone in totale, tutte italiane. Oggi, domenica 17 ottobre, c'è stato il riconoscimento delle salme. La Farnesina ha già informato le famiglie. 

giovedì 14 ottobre 2021

Muore in bici travolta da un furgone: Emanuela aveva 11 anni. «Una settimana fa era morto il nonno»

Un Dolore troppo grande. Ieri in provincia di Padova, a Reschigliano, Emanuela Brahja è morta dopo essere stata investita mentre era in sella alla sua bici. Esattamente una settimana fa era morto il morto, in Albania e il dolore è straziante dopo il tremendo verdetto che ha sancito la morte della piccola Emanuela, che avrebbe compiuto 12 anni il 18 dicembre. 

In molti sono stretti vicini alla famiglia, tanti amici, mebri della grande comunità albanese del padovano, ma anche zii, cugini, parenti arrivati dall'Albania già martedì, il giorno dopo l'incidente, quando la speranza che la piccola potesse salvarsi era ancora accesa. E molti continueranno ad arrivare a Reschigliano, paese dove la bimba era nata e cresciuta e dove la famiglia ha deciso di seppellirla. Nonostante le speranze di tutto il paese, Emanuela è venuta a mancare poco dopo la mezzanotte di ieri.

«Appena ci è arrivata la notizia, lunedì sera, siamo partiti subito - racconta lo zio, fratello del padre Agron, che vive a Milot, a circa un'ora da Tirana -. Siamo rimasti costantemente in ospedale, ad aspettare e pregare per il miracolo. Non è servito. Ora ci riuniremo tutti qui per il funerale: Emanuela è cresciuta qui, ha tutti i suoi amici. Esattamente una settimana fa è morto il nonno, in Albania. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di riprenderci dal lutto che siamo stati travolti da questo dramma immane. Non possiamo crederci, siamo straziati. Mamma e papà non riescono nemmeno a pensare che lei non ci sia più».

Mamma Esmeralda ha gli occhi cerchiati di nero e le guance umide. Le due figlie maggiori restano in casa, una ha 20 anni, l'altra ne compie 18 proprio oggi. Il piccolo di casa invece è costretto a lunghi periodi di ricovero e cure in ospedale. «Abbiamo perso mio padre esattamente una settimana fa - aggiunge lo zio -. Mio fratello Agron era appena rientrato dall'Albania, vive qui da 25 anni, lavora per una ditta di coperture. Non riesce a darsi pace. Per la strada si può morire, ma così, a 11 anni, non si può accettare. I cuginetti non riescono a capire, le sue sorelle e il fratellino sono distrutti. Sono una bellissima famiglia, non meritavano tutto questo».

La dinamica dell'incidente era già stata confermata lunedì sera. Emanuela tornava a casa, ha attraversato a qualche decina di metri dalle strisce pedonali, proprio mentre arrivava un furgone, guidato da un 36enne veneziano. Nonostante stesse viaggiando a 40 chilometri orari e la strada fosse ben illuminata, l'impatto è stato inevitabile e il trauma cranico riportato dalla piccola Emanuela è stato fatale. 

lunedì 11 ottobre 2021

Bungee jumping: mamma si lancia nel vuoto ma la corda non è legata, morta davanti ai tre figli

Orrore durante un salto al “bungee jumping”. Una donna di 33 anni, mamma di tre figli tutti minorenni è morta durante un salto sportivo estremo "a volo libero con la corda". Il filmato straziante mostra Yevgenia Leontyeva, 33 anni, che cammina con calma oltre il bordo del tetto di un hotel a Karaganda, in Kazakistan, ma è precipitata da 25 metri subendo lesioni multiple, dopo che una corda di supporto non era stata adeguatamente fissata a un albero.

Nel video si sentono le urla degli spettatori sul tetto, subito dopo quelli sottostanti si precipitano in suo aiuto dopo la spaventosa caduta. Yevgenia, amante dell'avventura, una saltatrice esperta, è stata portata d'urgenza in ospedale dove è stata operata per gravi ferite alla testa, ma è morta poco dopo.

Negli attimi prima del lancio si vi vede un uomo che fissa le cinghie dell'imbracatura alla donna mentre si sente un  uomo fuori dalle telecamera gridare "ti amo". Poi subito dopo si sente l'urlo di un'amica che avrebbe dovuto saltare dopo di lei. Una traversa a cui era attaccata la corda - e che avrebbe dovuto interrompere la sua caduta lasciandola sospesa in aria - non è riuscita a reggere o non era stata agganciata bene. La donna si è schiantata sul terreno sottostante ed è stata trascinata per qualche metro prima di sbattere contro un muro. Gli osservatori hanno affermato che il salto è stato autorizzato prima che un organizzatore avesse il tempo di fissare la corda su un albero.

Prima del tragico salto, Yevgenia e la sua amica avevano pubblicato "Vivilo" e "Voleremo". La donna aveva tre ragazzi sotto i 14 anni. Sulla sua morte è stata aperta un'indagine penale e gli organizzatori sono stati accusati di negligenza.

domenica 10 ottobre 2021

Dora, morta a 30 anni dopo la serata col fidanzato: «Precipitata dal quarto piano»

Una ragazza di 30 anni, Dora Lagreca, è morta ieri a Potenza dopo essere precipitata dal quarto piano di una palazzina. La giovane era originaria di Montesano sulla Marcellana, in provincia di Salerno, e viveva da qualche tempo nella città lucana dove era impiegata nel personale ATA di una scuola. Ancora poco chiara la dinamica di quanto è successo: pare che Dora fosse in compagnia del fidanzato al momento della tragedia. La giovane è caduta nel vuoto in piena notte, intorno alle 3: soccorsa dal personale del 118 e trasferita all'ospedale San Carlo di Potenza, per lei non c'è stato niente da fare.

Come scrive il quotidiano Il Messaggero, Dora si trovava nella casa del fidanzato, un ragazzo di Potenza con il quale aveva trascorso la serata in un pub: è stato il giovane a chiamare i soccorsi e i carabinieri. Il ragazzo è stato sentito a lungo dagli inquirenti e non risulta indagato. «Per ora il decesso della giovane non è legato a terzi elementi», hanno fatto sapere dall'Arma, il che fa pensare ad un possibile suicidio. Dall'autopsia, prevista tra domani e martedì, si cercheranno di capire le cause del decesso, e se ci sono sul suo corpo segni ulteriori oltre alle ferite dovute all'impatto con l'asfalto.

Non è ancora chiaro se ci fosse una seconda persona che abbia responsabilità nella morte di Dora: nessuno nel quartiere ha visto o sentito nulla. Dai profili social della vittima e del fidanzato è emerso che i due avevano passato la serata in alcuni locali di Potenza, ma su quanto avvenuto in piena notte è giallo: è stato un suicidio, un incidente domestico, o qualcosa di diverso? La trentenne, che era entrata nel mondo della scuola da qualche tempo, in passato aveva fatto anche la modella e per questo nel salernitano era molto nota. I carabinieri indagano per capire i lati oscuri di questo mistero.

giovedì 7 ottobre 2021

Mattia Montenesi morto, il ballerino di Italia's Got Talent aveva 15 anni: «L’avversario era troppo forte»

Si è spento a 15 anni Mattia Montenesi, il giovane ballerino di breakdance arrivato in finale a "Italia's Got talent" nel 2015. Il ragazzo era affetto da una malattia incurabile ed è morto a Trieste. A dare l'annuncio ci ha pensato il papà tramite il suo profilo Facebook. «Nell’ultima ‘battle’ l’avversario di Mattia era troppo forte. Ciao Amore Mio», ha scritto il genitore.

L'esibizione di Mattia nel programma risale a sei anni fa. Era solo un bambino e conquistò giuria e pubblico del talent show televisivo insieme agli Straduri Killa. Una performance che si guadagnò la finale. 

Morto Mattia Montenesi di Italia's Got talent'

Mattia era salito sul podio della Finale di #IGT6. Ed è per questo che la produzione ci ha tenuto a dirgli addio. «Siamo vicini alla famiglia e agli amici del piccolo Mattia Montenesi degli Straduri Killa. Insieme alla sua crew di ballerini era salito sul podio della Finale. Ciao Mattia da tutta la crew di "Italia’s Got Talent"», è stato il messaggio di cordoglio del programma, pubblicato sui profili social.


Il marito la tradisce, lei si vendica e posta in rete il suo video hot con l'amante

Per vendicarsi del marito infedele ha postato sui social un video hot di lui con l'amante. Colpendo in un colpo solo il fedifrago e la malcapitata - vittima di revenge porn -, la donna tradita ha prima inviato il filmino ad una amica e poi l'ha condiviso in rete.

La relazione clandestina si è così interrotta con l'amante che ha scoperto sul web di essere stata ripresa di nascosto dall'uomo durante il rapporto sessuale su un camion. I protagonisti della vicenda sono cremonesi, la storia si è verificata tra Cremona e la provincia di Piacenza, teatro degli incontri clandestini. La moglie vendicativa una 49enne è stata rinviata a giudizio. Difesa dall'avvocato Fabio Galli, sarà a processo il 17 gennaio prossimo.

Enrico Varriale non andrà in onda per la Nations League. La Rai lo sospende: «Un passo di lato»

Enrico Varriale non andrà in onda sulla Rai per un po' di tempo, fino a quando la sua vicenda non sarà del tutto chiarita. L'ex vicedirettore di Rai Sport indagato per stalking e lesioni personali aggravate dopo la querela dell'ex compagna per percosse e stalking è stato sospeso dal video per decisione dei vertici Rai, apprende l'agenzia Adnkronos. Al momento nei confronti del giornalista è stata disposta la misura cautelare del «divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dai luoghi frequentati dalla persona offesa». 

«Un passo di lato» per Enrico Varriale in attesa che assuma contorni più chiari la vicenda giudiziaria che lo vede indagato dalla procura di Roma per stalking ai danni della ex compagna. L'azienda, la direzione di RaiSport e lo stesso giornalista - si apprende da fonti di Viale Mazzini - hanno convenuto sull'opportunità di sospenderne l'intervento in video previsto per il 10 ottobre, quando sono in programma le finali della Nations League per il primo e per il terzo posto, una delle quali vedrà in campo la Nazionale italiana impegnata questa sera in semifinale contro la Spagna.

Nessuna sospensione, né provvedimenti disciplinari a carico di Varriale - viene spiegato - ma una decisione presa di comune accordo a tutela della Rai e dello stesso Varriale e per evitare strumentalizzazioni. Nei confronti dell'ex vicedirettore di RaiSport il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura del divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla persona offesa: nel provvedimento emesso dal gip si fa riferimento a «condotte reiterate» di molestie e minacce che avrebbero provocato nella vittima «un grave stato d'ansia e paura». «Accuse false» destinate ad essere «smentite nei fatti» secondo il giornalista, che è stato interrogato lo scorso 30 settembre per chiarire la sua posizione.

mercoledì 6 ottobre 2021

Vera, il dramma della figlia Giordana uccisa a Oggi è un altro giorno: «E' stato un ex geloso e possessivo»

Vera ospite a Oggi è un altro giorno racconta a Serena Bortone la storia di sua figlia Giordana. La ragazza, mamma di una bambina piccola, è stata uccisa dall'ex con oltre 40 coltellate il 7 ottobre del 2015. A distanza di tanti anni la donna ha spiegato di voler raccontare la storia della figlia perché sia da esempio e faccia coraggio a chi vive la stessa situazione.

Giordana è stata uccisa dall'ex mentre tornava a casa dal lavoro. Massacrata di coltellate è morta in strada dissanguata mentre il padre di sua figlia tentatava la fuga verso la Svizzera. Le autorità sono riuscite a rintracciarlo e ad arrestarlo fino a quando non è arrivata la condanna. Oggi l'uomo si trova in carcere dove dovrà scontare 30 anni di pena. Da Serena Bortone la mamma della vittima ricorda la figlia: «Conobbe il suo omicida a 15 anni, poco dopo è rimasta incinta di sua figlia Asia», spiega, «Ammetto all'inizio di essermi arrabbiata, poi però abbiamo accettato tutto perché Giordana desiderava tantissimo essere mamma, al contrario del suo fidanzato che avrebbe voluto lei abortisse».

Il fidanzato di Giordana è stato da sempre molto possessivo, racconta la mamma: «Le aveva fatto terra bruciata con le sue amiche. Non era più felice, si era isolata e alla fine aveva deciso di lasciarlo». Aveva anche deciso di denunciarlo: «Lui non ha mai accettato questa cosa, lei non ha mai voluto ritirare la denuncia e alla fine ha deciso di ucciderla per vendetta».

Quello di Vera è un appello a tutte le donne: «Io racconto questa storia, perché voglio che le donne capiscano che questi esseri fanno davvero male e l'unica prevenzione è lasciarli prima che possano fare del male, denunciarli». Ricorda che la figlia proteggeva il suo ex, fino a quando non è riuscita ad aprire gli occhi, ma purtroppo non è riuscita a sopravvivere alla sua follia. 

lunedì 4 ottobre 2021

Detenuto uccide due pedofili in carcere: «Ho pensato di fare un favore a tutti»

Un detenuto ha ucciso due pedofili in carcere affermando di aver fatto un piacere a tutti. Jonathan Watson ha ammazzato a bastonate, usando il bastone di un altro detenuto, David Bobb, di 48 anni e Graham De Luis-Conti, 62, tutti e due condannati all'ergastolo per pedofilia nel carcere California Substance Abuse Treatment Facility di Corcoran, nel sud del Golden State.

L'uomo, che era stato condannato per omicidio di primo grado, apprendendo che i due detenuti avevano commesso crimini contro dei minori, ha deciso di ucciderli. A ricostruire il delitto è stato lo stesso assassino che in una lettera ha spiegato le sue motivazioni e le modalità dell'omicidio. Watson ha spiegato di essersi sentito molto a disagio nel vivere vicino a persone che avevano abusato di ragazzi minori di 14 anni, così ha deciso di ucciderli.

Le autorità si sarebbero accorte del pestaggio solo quando ormai per i due detenuti non c'era più nulla da fare. Watson dal canto suo non è sembrato affatto pentito nelle sue azioni e a conclusione della sua lettera ha anche aggiunto: «Ho pensato di fare un favore a tutti».

Bambino ucciso a Perugia, il papà confessa: «La madre aveva detto che voleva dargli fuoco»

La mamma del piccolo Alex, il bimbo di 2 anni ucciso in provincia di Perugia, avrebbe detto al suo ex di avere intenzione di dare fuoco al piccolo. La donna che si è presentata con il cadavere insanguinato del bambino in un supermercato, ha inizialmente detto di averlo trovato morto, ma subito i carabinieri hanno capito il suo coinvolgimento nel decesso.

Erzsebet Katalin Bradacs e il compagno vivevano in Ungheria, ma la donna era fuggita in Italia, dove aveva vissuto in passato, nel tentativo di non dare l'affidamento del minore all'altro genitore. Probabilmente dopo essersi resa conto che la fuga sola non bastava ha deciso di ucciderlo. Subito dopo il delitto la donna gli ha mandato un messaggio in cui mostrava il cadavere del piccolo insaguinato: «Katalin aveva scritto "nessuno lo avrà" e poi aveva mandato la foto del cadavere di Alex», ha spiegato il padre in un'intervista a La Nazione: «Il messaggio era destinato a suo figlio più grande, un ragazzo di 18 anni che vive qui avuto da una precedente relazione. L'adolescente l'ha poi inoltrata a me».

Dopo la donna avrebbe anche chiamato una conoscente ammettendo il delitto. Da quando è stata arrestata però la 47enne nega ogni accusa. Spiega di essersi appoggiata in un casolare come rifugio di fortuna e di aver poi trovato il bimbo morto. Non ha fatto alcun riferimento alle questioni legali con il marito, né al coltello che è stato trovato nella sua borsa. Il giorno prima della tragedia era stata fermata a Chiusi dai carabinieri, ma i documenti erano in regola e il bambino in buona salute, così era stata lasciata andare.

Nel casolare ci è poi arrivata in un secondo momento. Ma qui le sue dichiarazioni sono confuse. Dice di aver poggiato il figlio a terra perché stanco e assonnato, poi sarebbe arrivato qualcuno ad ucciderlo. Ha anche affermato che il bambino era caduto, di essersi addormentata e svegliata con il piccolo cadavere senza capire nemmeno lei stessa cosa fosse successo.

Ora la mamma è in stato di arresto. Interrogara per l'omicidio del bambino, davanti al gip si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Erzsebet Katalin Bradacs ha però ribadito la sua innocenza dicendo di non aver ucciso il figlio e spiegando che una volta tornata in Ungheria aveva intenzione di riportare il bambino al padre.

domenica 26 settembre 2021

Laura Ziliani, il giallo dei cellulari delle figlie: prima venduti, poi riappaiono resettati: «Siti scambisti e tradimenti»

Sono scomparsi i telefonini nel caso dell’omicidio di Laura Ziliani. Silvia e Paola Zani, le figlie dell'ex vigilessa ora in carcere con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere della madre insieme al fidanzato della maggiore delle due, hanno infatti consegnato agli inquirenti dei cellulari nuovi, per poi ripensaci e far recapitare i vecchi smartphone, ma resettati alle impostazioni di fabbrica.

Sono scomparsi i telefonini nel caso dell’omicidio di Laura Ziliani. Silvia, assieme al fidanzato Mirto Milani e la sorella Paola Zani, hanno infatti consegnato ai carabinieri dei cellulari nuovi. Secondo l’uomo i terminali erano stati venduti per 250 euro «a un marocchino in stazione. Perché avevamo bisogno di soldi», ma dopo un mese, come spiega “La Stampa” sono “ricomparsi” e alle autorità sono stati fatti recapitare i vecchi smartphone, ma con reset alle impostazioni iniziali di fabbrica.

Silvia ha giustificato l’accaduto per la “vergona” causata «dall’idea che si sapesse che ero iscritta a un sito di scambisti», mentre Paola dal canto suo non voleva «che si sapesse che ho una relazione col fidanzato di mia sorella». I tentativi di depistaggio da parte degli accusati però non si fermano ai telefoni, dato ad esempio quello che è successo con le scarpe e i jeans della donna uccisa, seminati per Temù appena terminate le iniziali ricerche.

mercoledì 22 settembre 2021

Abusava dei baby calciatori al campo sportivo: in manette finanziere-allenatore

Indossava la divisa e faceva l'allenatore di calcio, ma per molti bambini era diventato un vero e proprio incubo. Un brigadiere delle guardia di finanza è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile di Palermo per violenza sessuale nei confronti di sette bambini, tra i 9 e gli 11 anni.

La vicenda, ricostruita oggi dal Giornale di Sicilia, risale all'agosto scorso, ma la notizia è stata diffusa solo nella giornata di ieri, quando l’accusa ha chiesto un incidente probatorio, in programma nei prossimi giorni. Gli abusi sarebbero avvenuti nel centro sportivo delle fiamme gialle di Palermo, in via Messina Marine. Proprio nella struttura sportiva è stato bloccato in flagranza di reato Gianfranco Cascone, 54 anni, in servizio come centralinista, dopo che gli investigatori avevano piazzato alcune telecamere nascoste.

L'operazione era scattata lo scorso 12 agosto. All'incidente probatorio parteciperanno, non solo le 7 presunte vittime, ma anche altri 3 minorenni che potrebbero fornire nuovi particolari sulla vicenda. Le indagini sono state condotte dagli investigatori della squadra mobile che hanno ricevuto una prima denuncia dalla mamma di uno dei bimbi che sarebbero stati molestati da Cascone.

Il brigadiere era l'allenatore della squadra di calcio dei piccoli, tanto che i bambini lo chiamavano «mister»; proprio durante questa attività sarebbero avvenuti gli abusi. Le accuse avrebbero trovato riscontro dalle immagini della telecamera nascosta nel centro sportivo che hanno fatto scattare l'arresto in flagranza. Gli agenti infatti si trovavano nelle vicinanze, sospettando che il sottufficiale potesse compiere altre violenze.

domenica 19 settembre 2021

Gabriele Bianchi, lettere da ammiratrici in carcere. La fidanzata incinta gelosa e il nome del figlio: «Aureliano sembra Suburra»

Continuano a uscire particolari su Gabriele Bianchi, in carcere perché imputato insieme al fratello Marco e ad altri due giovani di Artena del brutale omicidio del ventunenne Willy Monteiro Duarte, nella notte tra il 5 e il 6 settembre dell’anno scorso a Colleferro. Chiuso in cella Bianchi non si è dovuto preoccupare solo delle minacce degli altri detenuti, ma anche della gelosia della fidanzata per via delle ammiratrici e del cambio dal nome scelto per il figlio: «Aureliano sembra Suburra!».

Gabriele Bianchi è in carcere con i fratello Marco ed altri due complici per il brutale assassinio di  Willy Monteiro Duarte e, mentre è impegnato a difendersi dagli altri detenuti che lo minacciano, si è dovuto preoccupare anche della gelosia della fidanzata e del nome da dare al figlio. Da quanto emerge dalla perizia sulle intercettazioni effettuate a Rebibbia dai carabinieri e date da “Repubblica” il crimine commesso da Bianchi avrebbe avuto un effetto calamita su alcune ragazza, che avrebbero cominciato a scrivergli in carcere rendendo la fidanzata gelosa: «Quelle ti vedono ai Tg – ammonisce lei - e scrivono a Rebibbia». L’imputato la tranquillizza e le promette amore eterno: «Io ti sto dicendo che io per te adesso, adesso, questa cosa non l’ho mai provata nei tuoi confronti, mai, però adesso io ti amo sopra ogni cosa, ok? Ti sto dicendo io per te venderei la mia anima al diavolo, per rista’ con la famiglia mia e con te. Cioè io voglio invecchiare con te. Non so se tu lo capisci».

Un altro problema è il nome da dare al figlio. Quando è stato arrestato mancava poco al parto della fidanzata e il nome scelto era stato quello di Aureliano, che però ricorda troppo il protagonista di Suburra: «Il 30 ottobre – spiega la fidanzata - riesce la serie nuova di Suburra, si chiama il ritorno di Aureliano, non si può proprio chiamà. Vi contestano a voi proprio ogni cosa... lo stile di vita... di qua e di là, io vado a chiamà un figlio Aureliano? Che lo so che non c’è niente di male, io, ma tu non ti rendi conto del fuori, tesò. Cioè quello va a scuola, massacrato, appena arriva, tesò». A Bianchi però non va bene neanche il nome Leonardo: «Non chiamate figlio come un salame...aho, mi incazz* come una bestia».

venerdì 17 settembre 2021

Massimo Moratti cuore d'oro: dona il suo stipendio (1,5 milioni di euro) agli operai in cassa integrazione

Massimo Moratti cuore d’oro fa felice i suoi operai: ma stavolta l’Inter, club di cui per anni è stato proprietario, presidente e tifoso, non c’entra. L’attuale presidente della Saras infatti, dopo che l’azienda petrolifera ha dovuto chiedere la cassa integrazione per via della crisi Covid, per non mettere in difficoltà i suoi dipendenti ha deciso di intervenire mettendo mano alle sue tasche.

Per i mesi di ottobre, novembre e dicembre gli operai dovevano difatti avere stipendio ridotto, proprio per via della cassa integrazione. Ma Moratti, scrive SportMediaset, ha deciso di donare ai suoi dipendenti il suo intero stipendio annuale di 1,5 milioni di euro, che andranno a integrare (con circa 150 euro netti) i tre mesi di stipendio ridotto degli operai. Il bellissimo gesto riguarda solo gli operai e non i dirigenti, i cui salari sono più alti e che dell’integrazione, con ogni probabilità, non hanno bisogno.

«Vi ringrazio per i sacrifici che state facendo - ha scritto Moratti in una lettera inviata agli operai della sede di Sarroch, vicino Cagliari - sono di grande aiuto per il superamento di un periodo difficile. Mi permetto di mettere a disposizione il mio emolumento annuo che vi consentirà di alleviare, almeno in parte, il peso della cassa integrazione». La decisione di Moratti ha trovato il plauso anche dei sindacati: «Non ho mai visto un’iniziativa simile - spiega Stefano Fais, Rsu aziendale Cgil, scrive ancora SportMediaset - la famiglia Moratti ancora una volta dimostra di stare vicino ai suoi dipendenti».

Claudia Rivelli, arrestata la sorella di Ornella Muti. In casa trovata droga dello stupro: «La usavo per le pulizie»

Claudia Rivelli, sorella di Ornella Muti, è finita in manette dopo che nella sua abitazione è stata trovata la droga dello stupro. La donna ha spiegato alla polizia romana che ha fatto irruzione nel suo appartamento che il liquido sospetto era usato per le pulizie di casa, ma dalle analisi è emerso che si trattava invece di Gbl (la cosiddetta droga dello stupro).

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, la 71enne è stata arrestata per detenzione ai fini di spaccio. In casa infatti ne aveva più di tre litri. Da mesi la polzia di Fiumicino indagava sull'arrivo in aeroporto di importanti quantitativi della sostanza incriminata e uno di questi pacchi, che è stato seguito e monitorato, sarebbe poi stato consegnato nell'appartamento della Rivelli. 

Al giudice la donna ha provato a dire che la sostanza in questione viene usata per le pulizie: «er me è una specie di acquaragia. Me l’ha fatto scoprire mia madre, che la utilizzava da vari anni: prima di morire aveva chiesto a mio figlio di ordinarla su internet, ma invece di un flacone ne sono arrivati due. Ha pagato lui, io non sono pratica». Per la Rivelli sono stati chiesti i domiciliari, ora la prima prima udienza del processo è fissata per il prossimo febbraio.

Padre uccide la figlia nel giorno del compleanno, poi si suicida. I corpi trovati fuori al cancello dai parenti

Tragedia nel padovano, i corpi di due persone, padre e figlia, sono stati trovati poco dopo le 12.30 di oggi all'esterno di una casa in via Palù 72 a Sarmeola di Rubano, alla periferia della città.

La donna avrebbe cercato di fuggire dopo una lite, ma il padre l'ha rincorsa e uccisa a colpi di pistola davanti al cancello dell'abitazione. Poi ha rivolto l'arma verso se stesso e si è tolto la vita. Entrambi i cadaveri sono stati trovati sulla strada da alcuni parenti che stavano andando nella casa per festeggiare il compleanno.

Sulla tragica vicenda stanno indagando i Carabinieri. 

giovedì 16 settembre 2021

Palma, morta di Covid dopo il parto. Il marito: «Rubati la fede, un anello e il cellulare»

Non bastava la tragedia della morte per Covid di Palma Reale, avvenuta poco dopo il parto. La famiglia della 28enne di San Prisco (Caserta), ora è alle prese anche con un episodio vergognoso: in ospedale a Napoli sono stati rubati la fede nuziale, un anello e il cellulare della ragazza, che aveva da poco dato alla luce il suo quarto figlio.

A denunciare l'accaduto è stato il marito e coetaneo di Palma, Alfonso Vozza, che dopo il decesso ha chiesto la restituzione degli effetti personali ma mancavano «il cellulare, la fede e un anello 'solitario' che le avevo regalato quando è nata la nostra prima figlia». L'uomo ha reso noto di aver intrapreso un'azione legale. «Mi domando con quale coraggio si possa commettere un'azione così crudele. Oggetti che, oltre a quello materiale, avevano un gran valore sentimentale».

Intanto, Maria Reale, la sorella di Palma, ha lanciato un appello sui social: «Restituiteci almeno il suo cellulare, anche in forma anonima, non privateci anche dei ricordi».

martedì 14 settembre 2021

Prato, parroco di 40 anni arrestato: «Don Francesco con i soldi delle offerte comprava cocaina e “droga dello stupro” per festini hard»

Arrestato per spaccio di stupefacenti a Prato, un sacerdote, don Francesco Spagnesi, coinvolto in un'indagine della polizia su feste a base di cocaina e di Gbl, la cosiddetta “droga dello stupro”. Il parroco, 40 anni, è stato messo agli arresti domiciliari dal gip Francesca Scarlatti che ha accolto la richiesta di misura cautelare presentata dalla procura.

Le accuse sono di spaccio e importazione di sostanze stupefacenti. Il sacerdote da pochi giorni ha lasciato gli incarichi nella Parrocchia dell'Annunciazione nel quartiere pratese della Castellina. 

Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Prato, il parroco don Francesco Spagnesi avrebbe importato dall'estero, nel corso del tempo, quantitativi di Gbl (la droga dello stupro) compresi tra mezzo litro e un litro per volta assieme ad un complice, Alessio Regina, di 40 anni. Proprio grazie all'individuazione dell'attività criminale di quest'ultimo e al suo arresto avvenuto a fine agosto per importazione di droga dall'Olanda, gli inquirenti hanno scoperto il coinvolgimento del sacerdote. Secondo la polizia la droga sarebbe stata pagata con le offerte dei parrocchiani e destinata a persone contattate tramite siti di incontri sessuali. 

J-Ax contro negazionisti e no-vax: «Mi minacciano di morte, ma ad alcuni politici fa comodo»

Un duro sfogo quello di J-Ax sulla sua pagina Instagram dopo le ennesime minacce ricevute dai negazionisti e dai no vax. Da tempo il cantante si batte perché si abbia consapevolezza di questa malattia e per diffondere messaggi pro vax, ma questo non è piaciuto a molti che lo hanno messo nel mirino delle minacce e degli insulti dei vari gruppi Telegram.

Sulla sua pagina social ha voluto pubblicare diversi video: «Ho ricevuto delle minacce da alcuni NO-VAX che vogliono: “Cercarmi, bastonarmi, investirmi e riempirmi di botte” Quando la politica capirà che siamo di fronte a un gruppo di terroristi anti-italiani che si sta radicalizzando, sarà, come sempre, troppo tardi», spiega nella didascalia e poi nei seguenti video argomenta quello che sta succedendo e il suo pensiero a riguardo, facendo un appello anche ai politici. 

«Non è a prima volta (che viene minacciato), in passato mi hanno mandato anche foto dei proiettili. Queste persone sono bianche e non parlano arabo nessuno si schiera e fa nulla perché gli fanno comodo», prosegue facendo riferimento ad alcuni politici di cui non fa il nome, «Possono minacciare di morte e pedinare medici. Cari politici io spero che sappiate che state proteggendo delle persone pericolose che sono anti-italiane».

«Quando penso ai negazionisti penso agli operai del mondo dello spettacolo, a chi ha avuto le serrande chiuse per mesi. I negazionisti vogliono rovinare l'Italia e gli italiani. Tutto questo nasce da alcune mie dichiarazioni fatte in merito allìimportanza dei vaccini dopo che io e mia moglie abbiamo avuto un brutto Covid». Dei negazionisti afferma: «Chiunque capirebbe che si tratta di un'iperbole comica di chi nega che un virus abbia ucciso 5 milioni di persone nel mondo. Chi nega questo virus sta condannando a morte altri italiani».

Poi conclude: «Io capisco la paura delle persone che non vogliono vaccinarsi, noi che ci siamo vaccinati l'abbiamo avuta lo stesso, ma lo abbiamo fatto perché è un dovere civico. I negazionisti sono privilegiati che non sanno cosa è il Covid. Io non solo ho avuto il Covid, ma ho perso persone importanti per qusto virus, come il padre di Jad. Nessuno vuole togliere la libertà di nessuno, si tratta solo di rispettare la vita, il dolore e la morte delle persone, perché questo è il Covid».

Eitan, la famiglia della mamma dall'Israele: «Sta bene»

C'è un'importante novità sul piccolo Eitan, il bambino di 6 anni sopravvissuto alla strage della funivia del Mottarone dello scorso 23 maggio, che ha visto morire sotto i propri occhi il papà, la mamma e il fratellino. Eitan «sta bene», hanno fatto sapere fonti legali vicine alla famiglia materna del piccolo, che si trova ora in Israele, Paese di origine dei genitori in cui è stato portato qualche giorno fa dal nonno, ora indagato per sequestro di persona.

Nell'ambito del procedimento sull'affidamento si dovrebbe «chiedere a Eitan dove vuole vivere» attraverso «l'ascolto e la verifica delle reali condizioni del minore» con «una consulenza tecnica d'ufficio e quindi in contraddittorio tra le parti», che invece è stata «rigettata, ha spiegato l'avvocato Sara Carsaniga, uno dei legali della famiglia materna del bambino.

La precisazione dalla famiglia della mamma arriva dopo le accuse dello zio paterno del bambino, che ha detto che «la famiglia Peleg trattiene Eitan come i soldati dell'esercito israeliano sono tenuti prigionieri nelle carceri di Hamas». Il piccolo in questi mesi era sotto la tutela legale della zia paterna Aya: sabato scorso il nonno materno è andato a prenderlo per una visita concordata e non lo ha più riportato a casa. Secondo quanto emerso, lo avrebbe riportato in Israele con un volo privato.

lunedì 13 settembre 2021

Scherzi a parte, Andrea Roncato nella bufera: «Al GF per la fi*a a Venezia». Pierpaolo Pretelli difende Giulia Salemi

Bufera sulle parole di Andrea Roncato, vittima ieri sera di Scherzi a Parte, con Pierpaolo Pretelli che interviene nel dibattito social per difendere la fidanzata Giulia Salemi. L'attore era stato invitato a Venezia per un finto premio e si è scagliato contro i personaggi dei reality come il Grande Fratello. Offese che sono rimbalzate su Twitter.

Andrea Roncato è stato ospite della prima puntata di Scherzi a Parte, condotto da Enrico Papi. Nel corso dello scherzo su un presunto premio non ricevuto che sarebbe andato invece all'ex gieffino Patrick Ray Pugliese Andrea Roncato ha rivendicato la sua carriera e inveito contro il Grande Fratello dichiarando: «Al Grande Fratello ci vanno quelli che mostrano la f..a a Venezia». 

Andrea Roncato su Scherzi a Parte

Parole che hanno ricordato il red carpet di molti anni fa di Giulia Salemi e Dayane Mello. Contro l’ex marito di Stefania Orlando si è scagliato Pierpaolo Pretelli, che ha twittato: «Andrea Roncato, ti conoscono tutti per cinema e Tv di cui hai fatto parte. Ma stasera non hai dimostrato di essere un gentleman… pessimo!».

Guendalina Tavassi, foto social con l'occhio nero. La figlia la condivide, poi scompare da Instagram

Un mistero circonda Guendalina Tavassi. L’ex gieffina Guendalina Tavassi ha pubblicato su Instagram nelle stories una foto che la vede con un occhio nero:  il misterioso scatto è stato condiviso anche dalla figlia Gaia e poi fatta sparire dal social.

Guendalina Tavassi ha spaventato i suoi follower. Guendalina Tavassi, ex gieffina ed ex naufraga dell’Isola dei Famosi, ha pubblicato nottetempo un suo scatto che la vede con un occhio nero, in lacrime, seguito dalla scritta: “fortunatamente sono ancora qua”. La foto è stata poi condivisa anche dalla figlia di Guendalina, Gaia Nicolini, che ha aggiunto alla frase della madre “A ridurre mia madre così, che schifo. Vergogna sono senza parole”.

Cosa sia successo è ancora un giallo, reso ancora più fitto dal fatto che mamma e figlia hanno poi cancellato la condivisione. Forse seguiranno spiegazioni, ma c’è da considerare che proprio ultimamente Guendalina Tavassi aveva raccontato sul social che alcuni “vandali” avevano danneggiato la sua auto…

Alanis Morissette, rivelazione choc: stuprata più volte. «Perché ho aspettato 30 anni? Ma vaffanc**o»

«Mi ci sono voluti anni di terapia anche solo per ammettere che c'era stato qualche tipo di vittimizzazione da parte mia»: stupisce tutti la cantante Alanis Morissette, oggi 47enne, rivelando di essere stata stuprata da più uomini quando era ancora un'adolescente. La cantante canadese ha parlato per la prima volta all'interno del documentario HBO 'Jagged', presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2021.

«Dicevo sempre che ero consenziente, - dice commossa la Morrisette - ma poi mi veniva ricordato, 'Ehi, avevi 15 anni, non sei consenziente a 15 anni'. Ora penso, 'Oh sì, sono tutti pedofili. E' uno stupro di minore».

Morissette, che ha taciuto l’identità dei suoi aguzzini, ha ammesso di averne parlato all'epoca con alcune persone, ma di non essere mai stata creduta o realmente ascoltata. Il suo grido d'aiuto cadde nel vuoto.  «Molte persone dicono 'perché quella donna ha aspettato 30 anni?' Io dico vaffanc*lo», ha sentenziato Alanis. «Non hanno aspettato 30 anni. Nessuno le ascoltava oppure la loro vita era minacciata o era minacciata la loro famiglia. Tutta la cosa del 'perché le donne aspettano?' Le donne non aspettano. La nostra cultura non ascolta». 

Femminicidio, ammazza la compagna a coltellate durante una lite a Cosenza: Silvia Lattari e Giuseppe Servidio avevano due figli

Ancora una donna uccisa a coltellate, il secondo femminicidio di oggi, il 47mo dall'inizio dell'anno: una strage che non si riesce a fermare. Si chiamava Sonia Lattari, 43 anni ed è stata ammazzata durante una lite dal convivente Giuseppe Servidio, 52 anni, meccanico nella loro abitazione a Fagnano Castello, Cosenza

Due i figli della coppia. L'uomo è stato fermato dai carabinieri mentre vagava attorno a casa in stato confusionale. E' nato in Corsica e per questo era soprannimato il Corsicano. 

Giuseppe Servidio é stato bloccato dai carabinieri nei pressi dell'abitazione in cui é avvenuto l'uxoricidio. Secondo quanto é emerso dalle prime indagini, i rapporti tra Sonia Lattari ed il marito erano tesi da tempo per motivi che sono in corso d'accertamento.

La coppia, secondo quanto si é appreso, aveva due figli che non erano in casa nel momento in cui tra Giuseppe Servidio e la moglie é scoppiata la lite culminata con l'uccisione della donna.

È stata uccisa con diverse coltellate all'addome nella casa dove viveva con il marito a Fagnano Castello, in provincia di Cosenza. Sonia Lattari, 43 anni e madre di due figli, sarebbe stata aggredita al culmine di una accesa discussione. Il marito 52enne è stato portato dai carabinieri in caserma per essere ascoltato. È stato proprio lui a chiamare il 112. Sul posto i militari della compagnia di San Marco Argentano, il magistrato di turno e il medico legale.


domenica 12 settembre 2021

Revenge porn, con l'amico diffonde in chat i video della fidanzata minorenne: nei guai due ragazzi

La Polizia di Salerno e la sezione di polizia giudiziaria della procura della per i minorenni di Salerno ha eseguito questa mattina due ordinanze cautelari, con le quale il gip, su richiesta del procuratore del Tribunale per i minorenni di Salerno ha disposto la misura coercitiva del collocamento in comunità nei confronti di due adolescenti residenti a Salerno.

I provvedimenti riguardano gravi episodi di revenge porn e condotte di detenzione, diffusione e commercializzazione di materiale pedopornografico riguardante anche bambini di tenera età. Le indagini svolte dalla Polizia Postale e dalla Sezione di pg dei carabinieri, hanno consentito, in prima battuta, di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine a un primo episodio in cui uno dei minori cedeva a un suo amico, mediante WhatsApp, dei video sessualmente espliciti, ritraenti la sua fidanzata, con il chiaro intento di arrecarle danno.

Lo sviluppo investigativo ha evidenziato, poi, che l'altro minore, quello che aveva ricevuto il video della ex del suo amico, ha amplificato e moltiplicato gli effetti, già di per sé gravi, dell'illecito. In particolare il ragazzo ha mercificato e diffuso in rete il materiale pornografico ricevuto, mediante il baratto su chat di gruppo intrattenute su Telegram e Whatsapp a cui aderivano centinaia di utenti con gli immaginabili effetti a catena conseguenti. 

Inoltre la Polizia Postale sui telefoni cellulari in sequestro a carico degli indagati ha accertato la detenzione di un'ingente quantità di materiale pedopornografico, che riguardava altre minori anche di età giovanissima, mentre posavano in atteggiamenti intimi.

Il materiale evidentemente acquisito nel contesto di questo nuovo e allarmante fenomeno, diffuso anche fra i minori, definito di sexting, ossia di scambio di contenuti espliciti in rete, è stato ottenuto, nel caso di uno dei due indagati, mediante un vero e proprio baratto che determinava una diffusione in rete continua e sostanzialmente inarrestabile dei contenuti pedo-porno in esame.

Particolarmente significativo, in proposito l'annuncio pubblicitario rintracciato su uno dei telefoni in uso a uno degli arrestati: «scambio foto della mia ex per pedo», corredato da una immagine intima di una minore salernitana. L'operazione di polizia giudiziaria, dunque, mette concretamente in luce i rischi derivanti dalla pratica del sexting, diffusissima tra i giovanissimi. Tale pratica, caratterizzata dal cinismo di chi, in modo disinvolto, quasi fosse un gioco, immette in rete video o immagini porno riguardanti minorenni (talora anche di persone conosciute), invece, ed al di là di ogni altra considerazione, determina danni devastanti e permanenti alle vittime, segnando per sempre le loro vite. 

martedì 7 settembre 2021

Chiara Ugolini, uccisa in casa a 27 anni dal vicino. Ipotesi aggressione sessuale, tre comunità in lutto

Chiara Ugolini aveva 27 anni, un sorriso solare ed un entusiasmo contagioso. È morta domenica scorsa in casa, aggredita dal suo vicino, e a trovare il corpo, con una vistosa ferita alla testa, è stato il fidanzato, con cui conviveva a Calmasino di Bardolino (Verona).

Chiara si era trasferita lì dopo la laurea, per lavorare nel negozio del suocero, ma non si era presentata per il turno e così Daniel, preoccupato, era tornato a casa, facendo l'agghiacciante scoperta. Mentre partivano le prime indagini, il vicino di casa di Chiara, un 38enne italiano, iniziava una lunga fuga in moto, arrivando fino all'autostrada A1, diretto probabilmente a Roma. A fermarlo in tarda serata, nei pressi del casello di Impruneta (Firenze), una pattuglia della Polizia stradale. L'uomo, su cui pendevano gravi indizi di colpevolezza, ha ammesso le sue colpe ma non è ancora chiara la dinamica dell'accaduto e le ragioni dell'aggressione.

Chiara Ugolini e il suo fidanzato abitavano nello stesso stabile del 38enne: la coppia al secondo piano della palazzina di via Verona, l'uomo al piano terra. Tra le ipotesi degli inquirenti potrebbe esserci quella di una lite condominiale, finita male, o quella di un'aggressione a sfondo sessuale. Mentre si cerca di dare una risposta ai tanti perché di un delitto così atroce, diverse comunità sono sconvolte.

A Fumane, paese d'origine di Chiara, il paese si è stretto intorno al papà, che ha lavorato a lungo per un'azienda vinicola, e alla mamma, che lavorava in un mobilificio. Anche gli abitanti di Bardolino sono sotto choc per quanto accaduto, così come la società del Volley Palazzolo, dove Chiara aveva militato a lungo prima come giocatrice e poi anche come allenatrice, per trasmettere la sua passione per la pallavolo ai bambini.

Il massacro del Circeo rivive ne La scuola cattolica. Porcaroli: «Quegli occhi spalancati di Donatella mi hanno sconvolto»

VENEZIA - Una ragazza ha perso il bus e non sa come tornare a casa, così fa l’autostop. Un giovane gentile dà un passaggio a lei e all’amica. Non sa che quel momento preluderà a una delle pagine più buie della storia italiana, il massacro del Circeo, 36 ore ininterrotte di stupri e torture perpetrati su Donatella Colasanti (miracolosamente sopravvissuta) e la sua amica Rosaria Lopez (rimasta uccisa) da tre studenti della borghesia romana. La storia diventa un romanzo Premio Strega, La scuola cattolica di Edoardo Albinati (Rizzoli) e poi un film di Stefano Mordini (nel cast Golino, Scamarcio, Tersigni), in sala dal 7 ottobre dopo la presentazione fuori concorso alla Mostra di Venezia. Nei panni di Donatella, Benedetta Porcaroli (Baby, Tutte le mie notti), che si è raccontata alla stampa.

«Gli occhi spalancati di Donatella per la durata della violenza rappresentano la perdita di fiducia nell’essere umano. Posso solo immaginare alla lontana cosa si provi a essere violati nel proprio intimo, ma mi ha colpito il fatto che lei dopo abbia dichiarato di non condannare affatto tutto il genere maschile, io vorrei sposare quella fiducia».

In che senso?
«Non siamo in una situazione alla “maschi contro femmine”, ma esiste un problema culturale di fondo, manca un’educazione sentimentale che va insegnata».

Da romana, questo episodio la tocca più da vicino?
«Fin da bambina ho frequentato il Circeo e conoscevo la storia, per questo sento un coinvolgimento di responsabilità forte».

Quanto si è spinta oltre il limite per girare questo film?
«A un certo punto ho avuto un blocco fisico, non riuscivo a togliermi i vestiti nella scena in cui venivo minacciata con la pistola. Ma di raccontare queste storie c’è ancora bisogno per sottolineare il diritto di essere innocenti».

Cosa dice il film oggi alla società di oggi?
«Che non ci si dovrebbe mai abituare a situazioni del genere e rifiutare l’idea di doverle in qualche modo elaborare».

Il film l’ha resa più vigile?
«Certo, e ho tutte le paure di una donna giovane».

domenica 5 settembre 2021

Vittorio Sgarbi, polemica sulle frasi d'amore di Benigni per la moglie al Festival di Venezia: «Ma è plagio?»

«Non è obbligatorio che uno citi delle frasi non sue, per carità. Però è giusto che si sappia che Benigni ha fatto commuovere l'Italia con frasi che non sono sue, ma di Jorge Luis Borges e di Vladimir Nabokov, e in genere è meglio citare la fonte». Con queste parole, il critico d'arte per eccellenza, Vittorio Sgarbi torna a far polemica. In una dichiarazione all'Adnkronos, ha commentato il risalto mediatico delle frasi d'amore che Roberto Benigni ha dedicato alla moglie Nicoletta Braschi, mercoledì scorso, nel ricevere il Leone d'Oro alla Mostra di Venezia. Ma non solo, Sgarbi tuona anche su Twitter, con delle domande retoriche dove rimarca il "plagio" dell'attore toscano. 

«Conosco solo un modo di misurare il tempo: con te o senza di te», è stata la frase dell'attore e regista toscano rivolta alla consorte seduta in platea.

«Se avesse citato Dante si sarebbe riconosciuto - dice Sgarbi -, perché Dante scrive in una lingua che è diversa dalla nostra, mentre Borges scrive frasi che vanno bene per la vita di molti».

«Per carità -osserva il critico d'arte- va bene perché la frase è bella, ma Benigni ha interpretato Borges. D'altronde è un attore». Ma c'è anche un'altra frase che, rivela Sgarbi, è stata 'copiatà da Benigni. «'Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista' è una frase che il protagonista di 'Lolità di Nabokov Humbert Humbert dice proprio su Lolita -spiega Sgrabi- quindi anche questa non è farina del sacco di Benigni, che evidentemente ama 'per procura'». E sul Leone d'Oro consegnato a Beningni, ironizza: «Va bene perché è un premio all'attore, ma il Premio Viareggio direi che è un po' improprio...».

Lamenta un forte mal di testa e perde i sensi poco dopo, Gaia muore a 25 anni

Ha lamentato un forte mal di testa ed è morta improvvisamente a 25 anni. Gaia Young, giovane sorella dello scrittore e commentatore Toby Young e figlia di Lord Michael Young, era tornata da un giro in bici e aveva detto ai suoi cari di non sentirsi molto bene, ma nessuno avrebbe pensato a un simile epilogo. 

Il suo decesso è stato definito dalle autorità locali inspiegabile, anche perché un primo esame autoptico sul cadavere si è rivelato "inconcludente". La ragazza non aveva patologie pregresse, non aveva nemmeno il Covid, adesso si cerca di indagare sulle cause che possano aver scatenato una simile tragedia. Tutto è iniziato durante una cena, quando la 25enne si è alzata da tavola per riposare sul divano a causa del forte mal di testa ed è svenuta.

I suoi cari hanno subito chiamato l'ambulanza ed è stata trasferita all'University College London Hospital, ma per lei non c'è stato nulla da fare e poche ore dopo è stata dichiarata cerebralmente morta. La sua morte ha scolvolto la famiglia e i suoi amici, tutti hanno ricordato Gaia come una ragazza solare e piena di vita. 

giovedì 2 settembre 2021

Esce dal Mc Donald's e crolla sull'asfalto: 16enne lotta tra la vita e la morte

Appena uscito dal McDonald's di Spinea (Venezia) con un sacchetto di patatine e una bibita in mano, era salito di nuovo sul suo skateboard. Era da solo, a 16 anni, in una mattinata come tante che di colpo, attorno a mezzogiorno, poteva trasformarsi in una tragedia senza fine. 

Alcuni metri percorsi con lo skate sul marciapiede di via Palladio, un quartiere residenziale di Spinea, e poi la caduta a terra. Arresto cardiaco, il referto dei medici del Suem che sono intervenuti chiamati da alcuni passanti e che l’hanno portato all'ospedale di Mirano. Lo rivela Il Gazzettino.

Ora è ricoverato in terapia intensiva. Il giovane residente a Chirignago lotta tra la vita e la morte. La prognosi è riservata. La situazione è ancor più drammatica per il fatto che il 16enne sarebbe rimasto alcuni istanti senza ossigeno.

Siddharth Shukla è morto per un attacco di cuore: il modello e attore indiano aveva 40 anni

Siddharth Shukla, modello indiano, star della televisione e del cinema, è morto a 40 anni per un attacco di cuore. Era noto per i suoi ruoli in Broken But Beautiful 3, Balika Vadhu e Dil Se Dil Tak. «Il primo rapporto indica che è morto per un attacco di cuore. 

Tuttavia, non saremo in grado di confermare la causa della sua morte fino a quando non avremo completato l'autopsia», ha riferito l'Hindustan Times, citando un medico anziano del dipartimento di medicina legale dell'ospedale.

Un'ondata di tributi dai suoi amici e colleghi dell'industria televisiva ha colpito i social media poco dopo la notizia. Molti hanno espresso la loro tristezza e shock per il fatto che l'attore fosse morto in così giovane età. Shukla ha recitato in film di Bollywood e ha recitato in numerosi programmi TV di successo.

mercoledì 1 settembre 2021

Il giallo di Giulia, la hostess morta a 29 anni nell'incendio della barca a vela: si indaga per omicidio colposo

Aperta un'inchiesta per omicidio colposo sulla morte di Giulia Maccaroni, la 29enne romana uccisa dall'incendio della barca su cui prestava servizio, a Marina di Castellammare di Stabia (Napoli).

Il fascicolo aperto dalla Procura di Torre Annunziata è al momento contro ignoti. Gli inquirenti in particolare vogliono capire quali siano state le reali cause dell'incendio sviluppatosi sul veliero Morgane, andato a fuoco e quasi completamente affondato nella notte tra domenica e lunedì. Per questo si sta lavorando anche a recuperare l'imbarcazione, parzialmente affondata nella zona di Marina di Stabia, lì dove si è verificato il fatto.

C'è attesa inoltre per l'autopsia sulla salma della ragazza, che potrebbero fare luce sulle cause che hanno provocato la morte della ventinovenne, presente a bordo dell'imbarcazione quando attorno alle 3 di notte alcuni addetti alla sicurezza dell'area portuale si sono accorti delle fiamme e hanno dato l'allarme.

Suoceri fatti a pezzi e messi in una valigia, Elona voleva impedire che il figlio scoprisse la gravidanza

Elona Kalesha, la 36enne di origine albanese detenuta a Firenze da dicembre scorso per il duplice omicidio dei genitori del suo ex fidanzato, i coniugi Shpetim e Teuta Pasho, avrebbe ucciso per impedire che la coppia rivelasse al figlio che lei aspettava un bambino da un altro uomo. Sarebbe questo il presunto movente secondo l'accusa, in base alle indagini effettuate dai carabinieri e dirette dalla pm Ornella Galeotti.

Secondo quanto accertato dalla procura, la donna avrebbe abortito in ospedale a Firenze nell'ottobre del 2015, pochi giorni prima della scomparsa dei Pasho, avvenuta il 1 novembre, e della scarcerazione dell'ex fidanzato Taulant Pasho, detenuto nel carcere di Sollicciano fino al 2 novembre.

Questa mattina, nel corso dell'udienza davanti al riesame per discutere della scarcerazione della 36enne, la pm Ornella Galeotti ha depositato nuovi documenti, tra cui il verbale dell'interrogatorio di Taulant Pasho. L'uomo, alla pm, avrebbe detto di non avere mai saputo della gravidanza della 36enne, negando di poter essere il padre dle piccolo, essendo detenuto. Sempre in base a quanto appreso, alcuni familiari di Teuta Pasho avrebbero riferito agli investigatori che pochi giorni prima di scomparire la donna aveva manifestato la volontà di parlare col figlio di una cosa che riguardava Elona, e che lui avrebbe dovuto scegliere tra la sua famiglia e la fidanzata. Intanto l'udienza al tribunale del riesame è stata rinviata al 20 settembre su richiesta dei difensori della donna, avvocati Federico Febbo e Antonio D'Orzi, per visionare i nuovi documenti dell'accusa. Al riesame la difesa ha chiesto la scarcerazione della donna anche perchè sulle maniglie delle valigie con i resti della coppia non è stato rilevato il Dna della loro assistita.

lunedì 30 agosto 2021

J-Ax, minacce di morte al rapper dai no vax: «Una volta ti mandavano dei proiettili, adesso foto di proiettili»

«Aver superato il Covid mi ha portato a schierarmi anche per un mondo meno egoista, rafforzando la mia propaganda sui vaccini che mi ha portato molti hater no-vax e minacce, anche di morte». Il rapper italiano J-Ax, dichiara di aver subito minacce di morte da alcuni hater per la sua posizione sui vaccini anti-Covid. 

In passato J-Ax si era mostrato disponibile a parlare con i negazionisti del coronavirus ma, dopo aver vissuto in prima persona l'esperienza del Covid, è diventato un sostenitore del vaccino. Ad aprile, infatti, sia lui che la moglie Elaina Coker e il figlio Nicholas si sono contagiati. «Ho visto la morte da vicino, ero terrorizzato», racconta Alessandro Aleotti, che è stato molto male e ha riscoperto la preghiera e ha scritto anche il brano 'Voglio la mamma'.

In una intervista al Corriere della sera, il rapper ha svelato di aver ricevuto anche minacce di morte. «Una volta ti mandavano dei proiettili, adesso foto di proiettili. Ma sono sempre profili anonimi, non ci mettono mai il nome - esplicita J-Ax -. Io capisco che sia tutto nuovo ed è vero che non si sa molto su questi vaccini, ma basta per capire che è la scelta giusta, anche pensando agli altri, per non intasare le terapie intensive. Viene confuso il vaccino con l’antidoto, anche, ma alla fine sono tutte scuse che la gente si trova perché ha paura».

«Avevo mal di ossa, - dice il cantante raccontando la sua esperienza covid - ma era un mal di ossa mai provato prima, mal di stomaco, ma un mal di stomaco mai provato prima, lo stesso con il mal di testa. Era qualcosa di esageratamente più forte rispetto a come siamo abituati: la sensazione è che il tuo sistema immunitario stia fronteggiando qualcosa a cui non era abituato. Lo avverti proprio. È come un imprinting: ti scopri a recitare quelle preghiere che ti avevano insegnato da bambino. Per dieci giorni sono stato veramente male, non dormivo la notte e la preghiera era che tutto non arrivasse ai polmoni. Mia moglie non riusciva più a mangiare: non lo ha fatto per quattro giorni. Lei non riusciva ad alzarsi dal letto e io giocavo con mio figlio, che ha quattro anni. Il mio pensiero era: e se io peggioro, lui con chi va? Chi lo tiene? Come si fa?. Mi sforzavo di mangiare tenendo chiusa la bocca con le mani, per cacciare i conati di vomito: sentivo che dovevo farlo, per avere la benzina per stare con lui. Per fortuna abbiamo una casa abbastanza grande, con un giardino. Ci siamo inventati un po’ di giochi, abbiamo fatto mille disegni. E ringraziando l’entità superiore che non vogliamo per forza chiamare Dio, ne siamo usciti».

domenica 29 agosto 2021

Ragazza uccisa dai cani, l'autopsia rivela: «Simona attaccata dal branco alle spalle e alle gambe»

Ragazza uccisa dai cani, l'autopsia rivela: «Simona ​è stata attaccata dal branco alle spalle e alle gambe». E' questo il risultato dell'esame effettuato sulla ragazza di 20 anni, di Soverato, uccisa giovedì scorso da alcuni cani nell'area picnic di località Monte Fiorino, nel comune di Satriano.

Simona Cavallaro probabilmente stava cercando di fuggire ed ha anche tentato di difendersi: sotto le sue unghie sono stati trovati peli di cane. Starà ora a un team di esperti stabilire a quali tra i 12 cani catturati appartengano i peli prelevati. La giovane ragazza, secondo i risultati dell'autopisia durata cinque ore, è stata attaccata dal branco dal branco alle spalle e alle gambe.

Tra gli animali catturati solo uno aveva impiantato il microchip che consente di risalire al proprietario. Nelle ultime ore sono stati effettuati prelievi dal pelo degli animali, alcuni dei quali avevano il capo sporco di sangue. Al momento i militari, con l'aiuto dei veterinari, hanno catturato 12 animali per otto dei quali si è resa necessaria la sedazione. Gli animali sono affidati in custodia al canile municipale mentre i carabinieri sono alla ricerca degli ultimi esemplari che mancano alla cattura.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, in un primo momento i due ragazzi si sarebbero rifugiati in una chiesetta in legno che si trova nell'area picnic. Solo in un secondo momento Simona, forse pensando che gli animali fossero andati via, ha cercato di raggiungere l'auto, ma è stata assalita dal branco.

sabato 28 agosto 2021

Donna trovata morta dentro una valigia abbandonata in strada: «Era vicino a un cassonetto»

Il suo corpo senza vita è stato trovato vicino a un cassonetto dell'immondizia. Varsha Gajula, una donna di 41 anni residente a Caledon, località a nord di Toronto, è stata trovata priva di vita accanto a un cassonetto sul bordo della strada da uno dei residenti della zona che ha notato qualcosa di insolito.

Un passante che stava gettando la spazzatura ha notato in prossimità del cassonetto una valigetta da cui fuoriusciva una mano e ha immediatamente allertato la polizia. Sul luogo sono giunti anche i sanitari che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della 41enne. Inizialmente si è cercato di capire l'identità della donna che non aveva con sé alcun documento, ora che è stato dato un nome alla vittima si cerca di capire cosa possa essere successo.

Intanto la polizia di Toronto ha lanciato un appello alla cittadinanza e a chiunque possa aver visto Varsha Gajula o sentito e assistito a qualcosa di sospetto. 

giovedì 26 agosto 2021

Enzo Galli, l'ultimo messaggio alla moglie prima di morire: «Mi intubano, da domani non parleremo più»

Enzo Galli, l'ultimo messaggio alla moglie prima di morire: «Mi intubano, da domani non parleremo più». L'uomo, morto ieri all'ospedale di Careggi, a fine aprile era rimasto bloccato in India dove si era recato, insieme alla donna, per adottare una bambina. Tornò positivo al Covid e dal 9 maggio è stato sempre ricoverato.

«Mi intubano, ora ti saluto. Amore da domani non parleremo più. Mi affido totalmente alla volontà di Dio e alle decisioni che prenderete. Vi amo tanto. Stai sicura che Dio è più grande». È l'ultimo messaggio che Enzo Galli, ha inviato alla moglie Simonetta Filippi lo scorso il 29 maggio prima che lo intubassero.

Il 45enne è morto ieri all'ospedale di Careggi, dove era ricoverato dallo scorso 8 maggio a seguito della positività al Covid. «Né noi, né i medici ci aspettavamo quello che è accaduto. I medici - ha raccontato la moglie di Galli Simonetta Filippi - sono stati meravigliosi, sia sul piano professionale che umano. Hanno provato fino all'ultimo secondo».

La coppia, a fine aprile era rimasta bloccata una decina di giorni in India dove si era recata per adottare una bambina, quando a maggio sono riusciti a rientrare in Italia grazie a un volo sanitario sono risultati entrambi positivi. La situazione di Galli però è apparsa subito grave. Secondo il racconto della donna Galli è rimasto positivo dall'8 maggio «fino a due settimane fa» quando si è negativizzato ma ormai il suo organismo era stato troppo colpito dalla malattia e non ce l'ha fatta.

Modella sbranata da un leopardo durante un servizio fotografico, Jessica Leidolph è gravissima

Una modella è stata attaccata da un leopardo martedì scorso durante un servizio fotografico nel recinto dell'animale, nell'est della Germania: Jessica Leidolph, che ha 36 anni, riporta la Bbc, è stata ricoverata in ospedale in gravi condizioni con ferite alla testa.

L'attacco è avvenuto a Nebra, nella Sassonia-Anhalt, in un centro privato per animali in pensione già impiegati in produzioni cinematografiche, spot pubblicitari ed altre attività commerciali. Il proprietario del centro non ha voluto rilasciare commenti. Nel recinto in questione c'erano due leopardi, Troy e Paris.

Non è chiaro chi ha organizzato il servizio fotografico. In passato Troy e Paris sono sati impiegati per uno spot pubblicitario di tv al plasma. Il gruppo Peta per la difesa dei diritti degli animali ha chiesto che i felini siano tenuti in centri di soccorso riconosciuti dallo Stato, dove non possono essere sfruttati a fini commerciali.

Abbassa i pantaloni e fa vedere i glutei davanti alla cattedrale per la foto social: denunciato

Denunciato un turista di 37 anni, residente a Milano ma di origini calabresi, per atti osceni in luogo pubblico. Identificato ieri dalla polizia, il ragazzo è stato multato con una sanzione di 10 mila euro.

L'episodio è avvenuto la notte del 17 agosto a Noto (Sicilia), quando il ragazzo, approfittando della presenza di poca gente nel centro storico della città, dopo essere salito sulla scalinata della Cattedrale, in pieno centro storico, e si è abbassato i pantaloncini mostrando i glutei. Si è fatto poi scattare una foto e l'ha postata sul proprio profilo Instagram.

mercoledì 25 agosto 2021

Nirvana, il neonato sulla copertina dell'album "Nevermind" fa causa alla band per pedopornografia

Spencer Elder, il protagonista della copertina di “Nevermind“, celebre album dei Nirvana del 1991, ha ufficialmente fatto causa alla band per sfruttamento sessuale di minori. L’ormai 30enne fu fotografato all’età di 4 mesi nudo in una piscina di Pasadena, California.

Spencer ha dichiarato di non aver mai dato il consenso per quello scatto e per l'uso della sua immagine sulla copertina dell’album, in quanto neonato, e, a suo dire, nemmeno i genitori all’epoca firmarono una liberatoria. I due ricevettero un compenso di 150 dollari.

Quella foto ha contribuito a lanciare i Nirvana nel firmamento del rock mondiale con un album che la critica ha ritenuto tra i migliori di sempre, “pornografia infantile”. Il giovane ha dichiarato che il gruppo non ha mai mantenuto la promessa di coprire i genitali del piccolo con un adesivo: ora l’accusa chiede a ognuno dei componenti almeno 150mila dollari di risarcimento per non aver protetto l’immagine del bambino.

Gli eredi Kurt Cobain, per ora, non hanno replicato. In passato, lo stesso Eden aveva manifestato la sua ammirazione per i Nirvana, e in particolare la felicità di aver fatto parte di quell’album, tanto che, nel 2008, ricreò l’iconica immagine, facendosi ritrarre in piscina, ma in costume.

Ciro Di Maio, il conduttore tv di Marco Polo trovato con un litro di droga dello stupro in casa: arrestato

Un litro di Gbl, la droga dello stupro. Ne bastano pochissime gocce per annebbiare completamente una persona e renderla incapace di reagire. Quel flacone pieno di Gbl è arrivato a Milano dall'Olanda e se lo sarebbe fatto inviare a casa sua il conduttore tv Ciro Di Maio. Per questo Di Maio è stato arrestato ieri per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Di Maio, 46 anni, è stato fermato su disposizione del pm di turno di Milano Leonardo Lesti nelle indagini della Squadra mobile. La sostanza è stata sequestrata. Nel suo sito personale si legge che Di Maio «dal 2009 è il volto del canale Marcopolo per il quale cura e conduce il programma televisivo di successo 'Diario Di Viaggio' girato in 30 paesi diversi in 5 continenti».

L'arresto si inserisce nell'ambito di accertamenti in una più ampia indagine della Squadra mobile, partita mesi fa e già nel periodo del lockdown, sulla diffusione in feste private delle droghe, tra cui anche il Gbl, ossia il gamma-butirrolattone (liquido incolore che ha effetti simili ai barbiturici e può essere miscelato in acqua o altre bevande). La Polaria ha individuato un pacco sospetto all'aeroporto di Fiumicino e gli investigatori hanno seguito la consegna fino a casa del conduttore. Inizialmente il 46enne avrebbe detto di non c'entrare nulla con quella spedizione, ma poi avrebbe spiegato che era per lui perché, a suo dire, è un consumatore di quella sostanza. Pare che nella casa di Ciro Di Maio sia stata trovata altra quantità della stessa sostanza. Tra l'altro, a quanto riferito, Di Maio era stato già arrestato diversi mesi fa perché con lo stesso sistema si sarebbe fatto inviare quattro litri di Gbl dalla Cina.

Da un litro di Gbl si ottengono circa 1400 dosi. La droga, che in Olanda viene venduta legalmente, era stata spedita, assieme ai flaconcini per le dosi, nell'abitazione del conduttore, ma l'indirizzo del destinatario, a quanto si è appreso, conteneva generalità diverse. L'arresto dovrà essere convalidato dal gip che deciderà anche sulla misura cautelare. Nel sito del conduttore si legge che il 46enne, nato a Napoli, è stato «inviato per vari programmi» tv, anche Raiuno e Sky, e «ha realizzato e condotto» diversi «prodotti televisivi: dai reportage e programmi rotocalchi in studio di cucina, moda, design, arte e fotografia». E ancora: «Nel suo background anche partecipazioni come attore in fiction e film tv come "Le tre rose di Eva 3", "Un Medico In Famiglia 9", "Un posto al sole", "Padri e figli"». Ha esordito, si legge ancora, «con Raffaella Carrà nel 1988 in "Carramba che fortuna!"». 

lunedì 16 agosto 2021

Gigi D'Alessio e Denise Esposito, le foto della vacanza in barca col pancione in mostra

Gigi D'Alessio si lascia alle spalle il passato e si gode l'estate con la sua nuova compagna e futura mamma del suo quinto figlio, Denise Esposito. Il cantante e l'avvocatessa fanno ormai coppia da circa un anno e lei è un attesa del loro primo figlio al settimo mese di gravidanza. 

I due questa estate sono stati paparazzati dal settimanale Gente a bordo di uno yacht al largo della Costiera Amalfitana dove lei sfoggia un pancione bello grosso fasciato dal costume intero bianco. Non si sono risparmiati coccole ed effusioni felici e spensierati e sempre più innamorati. I due hanno 26 anni di differenza ma hanno deciso di bruciare le tappe e infatti hanno già scelto di mettere su famiglia.

Per Gigi quello in arrivo è il quinto figlio, dopo l'ultimo arrivato avuto dalla lunga unione con Anna Tatangelo. Proprio lei pare non abbia preso bene la notizia, Anna, sebbene impegnata in un'altra relazione, si sarebbe subito preoccupata della reazione di loro figlio di 11 anni.

Selvaggia Lucarelli, vacanza da incubo nel "lato oscuro" di Noto: «Vergognoso». Il sindaco risponde, gli utenti sono con lei

Immondizia in strada, assenza totale di raccolta differenziata perché molti non pagano la tari, mancanza di energia elettrica e conseguenti disservizi soprattutto per chi alloggia in case in affitto e non in alberghi solitamente dotati di generatore. Queste sono le gravi problematiche riscontrate da Selvaggia Lucarelli a Noto, nel corso della sua vacanza in Sicilia. Disservizi che, a malincuore, ha deciso di raccontare e denunciare sui suoi social.

La giornalista e influencer da oltre 1,1 milioni di follower, sta raccontando su Instagram la sua disavventura nella tappa di Noto, città barocca in provincia di Siracusa. L'energia elettrica che la sera va in tilt, lasciando lei e la sua famiglia al buio, senza aria condizionata, e pure senza acqua. Non solo. Con la spazzatura che non viene ritirata e finisce per strada. Con le foto e i video pubblicati sui social. E un botta e risposta con il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti che la invita al "rispetto" della sua città e che si dice "offeso". In una delle tante stories Selvaggia Lucarelli è stata costretta a rifugiarsi in macchina con il compagno, lo chef Lorenzo Biagiarelli e il cane, per sfuggire al caldo asfissiante e potere caricare il cellulare dopo l'ennesimo black out elettrico. "Io devo stare in macchina a ricaricare un cellulare con il cane distrutto, è veramente vergognoso", dice Selvaggia. Che poi aggiunge: "Lo dico con profonda mestizia ma questo a Noto è il viaggio che ricorderò con più dispiacere nella vita. Ho apprezzate la sfolgorante bellezza di tanti luoghi, ma non posso fare finta che non esista il resto. Sono completamente abbandonata al locatore del posto che ho affittato a prezzi esorbitanti, in una situazione folle".

E aggiunge: "Tutti i giorni va via la luce per guasti Enel in zona, oppure - quando va bene -salta solo il contatore se accendo un semplice forno. Quando va via la luce essendoci la trivella e non l'allacciamento alla rete idrica va via anche l'acqua. Non c'è un generatore, neppure una lucina di emergenza in giardino. Bui pesto, zero acqua, caldo atomico". E poi aggiunge: "Il proprietario e l'agenzia non hanno fatto niente, neppure mettere una luce a batteria sulla porta, oltre a invitarmi a pagare e andarmene di 13 agosto ma non so dove visto che non c'è un buco da nessuna parte. Ho viaggiato in tutto il mondo, ho dormito in bettole 5 stelle mai vissuto una situazione più surreale di questa. Affittate ville apparentemente bellissime, chiedete cifre astronomiche e poi nascondete magagne, zero servizi, maleducazione, menefreghismo. Non è questa la Sicilia che volevo raccontare. La misura è colma". Ma non solo i black out. C'è anche il problema della spazzatura che non viene ritirata. E dei cumuli di immondizia lungo le strade, anche queste documentate su Instagram.

Il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, ha deciso di rispondere con un post su Facebook: "Signora Lucarelli, la sua presenza a Noto in occasione della settima edizione del “Giacinto Festival” ha certamente arricchito di contenuti l’iniziativa e onorato l’evento e i suoi organizzatori. Siamo stati, altresì, molto felici della sua scelta di prolungare le vacanze in città e abbiamo appreso che ha optato per la scelta di affittare un’intera villa privata, di proprietà di un privato, in un luogo privato. Dal suo racconto, prolungato, si evince che quanto oggetto del contratto non è stato assicurato, principalmente, per l’assenza di energia elettrica, fonte primaria per la vivibilità di un luogo. Io penso che nessuno di noi avrebbe voluto vivere questa brutta esperienza che trasforma la serenità di una vacanza in un incubo e, come riferitole telefonicamente, il nostro disappunto e la nostra condanna per quanto da lei e dai componenti della sua famiglia vissuto è totale e senza riserve. Non è il caso, in questa sede, stabilire se una parte di responsabilità possa essere attribuita alla compagnia elettrica, non avrebbe senso: ha senso il disagio, la rabbia, le vacanze tanto agognate e sfumate, ecc.. Anche in questo caso ci saranno luoghi e ci sarà tempo per recuperare, nel rispetto della legge, i propri sacrosanti diritti violati, attraverso il ristoro del danno subito". E ancora: "Gentile signora, così come il suo disagio merita comprensione e rispetto, allo stesso modo la nostra città e il nostro territorio, luoghi unici e ricchi di storia, meritano, anzi esigono, altrettanto rispetto pur nella consapevolezza che molti di noi, che questi luoghi abitiamo, siamo lontani dal farlo, anzi, molto spesso, pronti a rincarare la dose rinnegandoli e profanandoli".

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