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mercoledì 15 giugno 2022

L'ultima notte di Elena Del Pozzo: la felicità a casa dei nonni, con il papà e la nuova compagna. «Così scattò la gelosia»

Il timore di essere sostituita, che nel cuoricino della figlia l'affetto per la nuova compagna del papà potesse toglierle spazio prezioso. Per gli inquirenti potrebbe essere stata proprio la gelosia ad armare di coltello la mano di Martina Patti, la mamma rea confessa dell'omicidio di Elena Del Pozzo, la bimba di 5 anni di Mascalucia, nel catanese. 

La nuova compagna di Alessandro Del Pozzo

Un amore finito da tempo quello tra la 23enne che non è riuscita a spiegare la dinamica dell'omicidio e Alessandro Nicodemo Del Pozzo, il papà della piccola di un anno più grande. Entrambi si erano rifatti una vita, lui con una compagna con la quale conviveva e alla quale Elena si era affezionata, la stessa che lo ha sorretto nel momento in cui ha scoperto che sua figlia non c'era più. 

La tensione con la famiglia dell'ex

I rapporti tra Martina Patti e la famiglia dell'ex compagno erano tesi, come ha raccontato la nonna Rosaria Testa: «Elena era meravigliosa, sua madre aveva un atteggiamento autoritario e aristocratico, non mostrava segni di affetto e non era empatica, nemmeno nei confronti della bambina. Non rispondeva mai al telefono alle mie chiamate e decideva lei quando portarci la bambina. Quando litigavano, Elena non voleva andare via da casa nostra. Un giorno la mamma le stava dando botte e gliela abbiamo dovuta togliere dalle mani. L'abbiamo accompagnata a scuola e le ho detto: Nessuno ti vuole bene più di me. Lei mi ha guardata e mi ha fatto capire che aveva capito».

Con i nonni paterni Elena aveva trascorso la sua ultima notte: aveva dormito a casa loro ed era contenta, si divertiva con loro e con la nuova compagna del padre. La mattina dopo la zia l'accompagna all'asilo e la madre la va riprendere alle 13.30 e torna a casa, a Mascalucia. La 'scintilla' potrebbe essere stata il racconto della sera trascorsa dalla bambina con i nonni paterni e la felicità dimostrata nel frequentare la donna che sarebbe potuto diventare la sua 'matrigna'.

Stava guardando i cartoni

«Quando ho preso mia figlia all’asilo siamo andate a casa mia - racconta Martina Patti -, Elena ha voluto mangiare un budino poi ha guardato i cartoni animati dal mio cellulare. Io intanto stiravo... in serata saremmo dovute andare da un mio amico per il suo compleanno ed Elena era contenta... poi siamo uscite per andare a casa di mia madre, ma poi ho rimosso tutto». Il piano per uccidere la bambina, però, è già in atto. «Non ricordo se ho portato con me qualche oggetto da casa. All’incirca erano le 14.30, siamo andate nel campo che ho indicato ai carabinieri». E poi aggiunge: «Era la prima volta che portavo la bambina in quel campo... ho l’immagine del coltello, ma non ricordo dove l’ho preso. Non ricordo di aver fatto del male alla bambina, ricordo solo di aver pianto tanto».

Il legale: «Sembrava riposseduta»

Il legale della donna, l'avvocato Gabriele Celesti, parla di «un interrogatorio drammatico» di una «donna distrutta e molto provata che ha fatto qualcosa che neppure lei pensava di poter fare», agendo come se «qualcuno si fosse impadronito» di lei, dimostrandosi «tutt'altro che fredda e calcolatrice». «Farò incontrare la mia assistita con uno psichiatra di fama - aggiunge il penalista - per verificare le sue condizioni e dopo decideremo sulla perizia. Devo dare atto di grande correttezza ai carabinieri e alla Procura».


Elena Del Pozzo, il legale della mamma: «Spinta da forza sovrannaturale, ha agito come se non fosse lei»

La Sicilia e l'Italia sono ancora sotto choc per la storia della piccola Elena Del Pozzo, uccisa a cinque anni dalla madre Martina Patti a Mascalucia, nel catanese. Un bigliettino scritto a mano, lasciato su un cuscino a forma di cuore da qualcuno insieme ad una bambolina, è apparso accanto alla buca dove è stato trovato sepolto il corpicino della bambina, a circa 600 metri dalla casa di famiglia.

Accanto al biglietto e al cuore, anche dei fiori di garofano e una bambolina di pezza. «Non so perché la tua mamma ha deciso di farti questo. Anch'io sono mamma e amo mia figlia più di qualsiasi cosa al mondo. Non pensare che non ti abbia amato perché andare via con questo ricordo è terribile. Non si può perdonare ma si può cercare di capire che malgrado tutto sei stata amata», si legge nel toccante bigliettino.


Legale mamma: «Spinta da forza sovrannaturale»

«Ha agito come se non fosse lei, come se avesse avuto una forza sovrannaturale alla quale non ha potuto resistere e non c'è stato un pensiero che l'ha potuta frenare», le parole dell'avvocato Gabriele Celesti, che difende Martina Patti, e che torna sulla ricostruzione fornita sul movente dell'omicidio dalla sua assistita. La giovane donna, 23 anni, accusata di omicidio premeditato pluriaggravato e occultamento di cadavere, per nascondere il delitto aveva simulato il sequestro della bambina da parte di un 'commando' armato. «È stato un interrogatorio drammatico - ha ricostruito il penalista - lei non è una donna fredda e calcolatrice, ma una donna che sta prendendo consapevolezza del fatto. È ovviamente sconvolta, perché ha sconvolto non solo la propria vita, ma anche quella della propria famiglia e di quella del suo ex compagno. E le ripercussioni saranno gravi».

L'interrogatorio di convalida del fermo eseguita dai carabinieri di Martina Patti e l'autopsia sulla piccola non sono state ancora fissate, ha detto il legale della donna, prima di entrare al Palazzo di Giustizia, «Lei - aggiunge il penalista - la vedrò oggi o domani per l'interrogatorio, vedrò in che stato la troverò». Sulla premeditazione contestata dalla Procura il legale sottolinea che «è un'ipotesi investigativa che - osserva - a mio avviso si abbina al movente che è ancora in fase di accertamento: anche un furto d'auto richiede un minimo di organizzazione. Vediamo cosa emergerà dagli atti - sottolinea l'avvocato Calesti - che io ancora non conosco perché non c'è stata l'udienza di convalida davanti al Gip. Io ho soltanto il verbale dell'interrogatorio».

«La signora ha detto di avere ucciso la figlia sul luogo del ritrovamento» e l'arma utilizzata «sembrerebbe sia stato un coltello», ha aggiunto l'avvocato. Lei «non ha saputo ricostruire» cosa accaduto, perché «era come annebbiata». «È chiaro che poi - osserva il legale - si possono innescare dei meccanismi psichici di rimozione perché ovviamente si tende ad allontanare da sé il fatto». «Una perizia psichiatrica? Noi faremo accertamenti del caso con uno specialista - ha anticipato l'avvocato Celesti - per vedere se ci sono rilievi di profilo psichiatrico che possono avere influito sul fatto. Ma una valutazione su questo oggi è prematura. Poi tecnicamente cercheremo di fare tutto quello che possiamo fare anche per colmare le lacune che ancora ci sono nelle indagini».

«​Nonni materni sconvolti, volevano bene a Elena»

«Il rapporto con l'ex - ha detto il penalista - si era concluso da tempo. C'era la figlia che, come può accadere nelle separazioni, può costituire motivo di ripicca, conflitto o ricatto, a seconda delle mentalità dei protagonisti. Non so se il movente della gelosia sia reale o parziale, di questo la signora non ne ha parlato». «I nonni materni sono sconvolti: hanno perso una nipote che era come una figlia e una figlia che è in carcere. È un fatto che ha stravolto la loro vita. Si sono stupiti della notizia del rapimento, ma in quel momento immagino che il loro pensiero principale sia quello di trovare la bambina, non di pensare ad altro», ha aggiunto ancora il legale.


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