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venerdì 18 marzo 2022

Il manager italiano a Mosca: «Ma quale dittatura, qui si vive benissimo. Putin? Lo voterò»

Ma quale dittatura, in Russia si vive benissimo. Parola di Fabio De Luca, manager italiano che vive a Mosca e che all'agenzia Adnkronos racconta la vita nella Capitale russa: «Mi chiamo Fabio, sono di Roma e vivo a Mosca da nove anni, dove faccio il direttore marketing e relazioni internazionali della holding di una banca. Ho una moglie russa da 5 anni e una bambina, e non mi muovo da qua: a Mosca si sta benissimo, e Putin tiene davvero a questo Paese», le sue parole.

De Luca smentisce quelli che, a suo avviso, sono luoghi comuni distanti dalla realtà. «Ma quale dittatura! -sbotta De Luca- I media italiani comunicano una realtà che non corrisponde assolutamente a verità. Qui la vita scorre tranquillamente, si può fare tutto, la vita costa meno. I riscaldamenti funzionano ancora», ironizza. E Putin? «È una persona che si occupa del suo Paese, e qui è molto amato -spiega- Certo, ha i suoi detrattori. Ma è stato eletto, non si è eletto da solo. E l'80% delle persone lo rivoterebbe, ve lo assicuro». E lei? «Io ho preso la cittadinanza un mese fa, fresca fresca: lo voterò senz'altro».

Lo scoppio della guerra «non ci ha colto di sorpresa» spiega il manager romano, che osserva: «Nessuno, da parte dell'Europa e dell'America ha dato garanzie sulla posizione della Nato in Ucraina, per cui alla Russia, dopo 15 anni di dialogo, non è rimasta altra scelta per creare delle condizioni di sicurezza. Putin non poteva aspettare di più, è stata per lui una scelta obbligata». Se la guerra si facesse più vicina «ci si può spostare verso est, verso la Cina, dove c'è più tranquillità. La Russia è grande». E conclude: «Cosa direi a Zelensky? Di lasciare in pace l'Ucraina. Ci sono filmati, reportage, che in Italia non vengono mostrati, che fanno vedere cosa fa l'esercito ucraino ai suoi civili. Ceda alle richieste della Russia, neutralità e niente Nato, e questo riporterà la pace istantaneamente». 

martedì 28 dicembre 2021

Adriano Celentano choc difende i no-vax e tuona contro «la dittatura dei talk show»

Adriano Celentano più scatenato che mai. Dopo la polemica contro Enrico Mentana per l'intransigenza contro i no vax dimostrata da diversi conduttori televisivi, il molleggiato torna a parlare del Covid e si schiera dalla parte «di chi ha paura» e vorrebbe solo maggiore chiarezza su vaccini, ricoveri e terapie alternative. 

«Basta con la dittatura dei talk show sui no vax» scrive Adriano Celentano postando un video polemico contro l'imparzialità della tv tra vax e no vax. «Cari conduttori di talk show, avete il compito di essere amorevolmente imparziali tra chi si vaccina e chi non si vaccina» puntualizza il cantante, elogiando il lavoro di Veronica Gentili nella trasmissione televisiva Controcorrente.

Nel video pubblicato oggi su Instagram e Facebook Adriano Celentano se la prende con il virologo Fabrizio Pregliasco e si definisce un «fan» della giornalista Maria Giovanna Maglie, che parla di terapie alternative al vaccino. «Le terapie alternative al vaccino ci sono da tempo, sono sperimentate, ne stanno arrivando di nuove, e quando abbiamo fatto un consesso internazionale per discuterne solo uno era scettico ed era un italiano».

sabato 5 giugno 2021

Chivasso, infermiera negazionista rifiuta il vaccino: «Meglio senza stipendio che morta»

Un'infermiera rischia il licenziamento dopo essersi rifiutata di fare il vaccino. «Meglio senza stipendio che morta», afferma Barbara Squillace, infermiera a Chivasso, in provincia di Torino, una convinta no vax, sicura che il virus sia frutto di una dittatura sanitaria instaurata per negare i diritti. La donna si dice convinta di aver sviluppato gli anticorpi e di non aver bisogno del vaccino.

«Il mio organismo si difende da solo. Faccio una vita sana: non bevo, non fumo, vado al mare, faccio vita all’aria aperta, e ho sviluppato gli anticorpi», racconta a La Stampa, «stanno inoculando nelle persone una terapia genica che avrà effetti pazzeschi tra qualche anno». Non è l'unica che la pensa in questo modo e porta avanti le sue idee, per questo ribadisce:  «Noi tutti che abbiamo lavorato in reparti Covid e non ci siano ammalati abbiamo capito che il nostro corpo aveva sviluppato gli anticorpi per difenderci. Siamo un bel gruppo. E continueremo ad andare dritte per la nostra strada».

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