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giovedì 27 maggio 2021

L'ex consigliere di Boris Johnson: «Per lui il Covid era una storiella. I medici come leoni comandati da scimmie»

Un'audizione dal sapore di vendetta, esplicita e circostanziata, per denunciare ritardi e negligenze nella gestione della pandemia di coronavirus da parte del governo britannico, dal quale era stato allontanato lo scorso novembre: ha atteso poco più di sei mesi Dominic Cummings, l'ex eminenza grigia del premier Boris Johnson, per regolare i conti con i suoi nemici a Downing Street. A cominciare dallo stesso primo ministro, «inadeguato al ruolo ricoperto», e accusato dal suo ex consigliere principe di aver prima ignorato e poi sottovalutato la gravità dell'emergenza Covid. Anche quando, lo scorso marzo, la pandemia si era ormai diffusa in tutta Europa.

«Considerava il coronavirus alla stregua dell'influenza suina, una storiella spaventosa - ha raccontato oggi Cummings davanti ad una commissione parlamentare -. Era pronto ad andare in tv e farsi inoculare il virus in diretta per dimostrarne l'innocuità». Un errore di valutazione, il primo di una lunga lista secondo Cummings, pagato tragicamente dal Regno Unito, che oggi conta quasi 128 mila morti da Covid, il totale più alto d'Europa. «La verità è che il governo, in tutte le sue componenti, ha fallito in maniera disastrosa proprio quando la gente ha avuto più bisogno di noi. Desidero scusarmi per le migliaia di morti che potevano essere evitate», ha dichiarato Cummings, già architetto della Brexit, al fianco di Johnson dall'aprile 2019 al novembre 2020, quando è stato costretto alle dimissioni dopo essere entrato in rotta di collisione con la fidanzata di BoJo, Carrie Symonds.

Nonostante le ripetute smentite del governo, Cummings ha confermato che l'iniziale strategia di Downing Street prevedeva il raggiungimento entro l'autunno di una sorta di immunità di gregge, ritenuta dal premier «un fattore inevitabile». «Il governo in quelle settimane era nel caos più completo. In molti a metà febbraio erano ancora a sciare. Fino alla fine di quel mese non c'è stato nel governo alcun senso di urgenza, tanto meno una precisa direzione». Solo di fronte ai modelli statistici sviluppati dall'Imperial College, che prefiguravano scenari catastrofici (in termini di decessi) per il Regno, il premier si è infine persuaso, nella prima metà di marzo, a cambiare rotta, introducendo il primo lockdown il 23 marzo 2020.

«È folle che persone come Johnson o il sottoscritto abbiano avuto simili responsabilità. Migliaia di altre persone avrebbero potuto guidare meglio il Paese. I sanitari in prima linea contro il coronavirus si sono dimostrati dei leoni, comandati però da scimmie». Nel corso di una testimonianza fiume durata più di sette ore, Cummings ha elencato ogni singolo elemento di disaccordo con Johnson, dalle incertezze iniziali alla mancanza di un piano di tracciamento dei contagi, fino alle reticenze nell'introdurre un secondo lockdown lo scorso autunno. Rinviato «in maniera irresponsabile» dal premier, il quale - nella ricostruzione dell'ex consigliere - avrebbe piuttosto preferito «lasciare accatastare i cadaveri» (espressione già smentita da Downing Street). Altrettanto duro l'affondo che Cummings ha riservato al ministro della Salute, Matt Hancock, «che sarebbe dovuto essere licenziato 15 o 20 volte per le sue azioni vergognose e criminali, un vero bugiardo».

Accuse prontamente riprese dal leader laburista Keir Starmer: nel corso del settimanale Question Time ha invitato Johnson a scusarsi per gli errori compiuti, soprattutto nella prima fase della pandemia. Il capo dell'opposizione ha anche chiesto in aula se fosse stata effettivamente pronunciata la frase, attribuita da Cummings a Johnson, «il Covid uccide solo gli ottantenni». Per il momento il diretto interessato non ha voluto replicare al durissimo j'accuse del suo ex Rasputin: ha ribadito che ogni decisione è sempre stata presa «per ridurre al minimo i decessi», sottolineando i passi compiuti negli ultimi mesi grazie all'efficacia del piano vaccinale. Che ha drasticamente abbassato il numero dei contagi e dei morti, consentendo un graduale riapertura della società in vista del 21 giugno, scadenza ultima per la fine di ogni misura restrittiva. 

lunedì 12 aprile 2021

Rita muore a 27 anni, per i medici era depressa a causa della pandemia di Covid. Aperta un'inchiesta

Rita è morta a 27 anni a causa della depressione che sarebbe stata causata dalla pandemia di Covid. Questa è la versione dei medici sulla morte di una giovane ragazza di Napoli che si sarebbe spenta a causa di una grave depressione che le avrebbe causato anche forti conseguenze fisiche, tanto gravi da ucciderla.

La Procura di Napoli ha aperto un'inchiesta sulla morte di Rita Caccioppoli, 27enne deceduta lo scorso 6 aprile nell'Ospedale del Mare di Ponticelli dopo 17 giorni di ricovero. Per i medici Rita era fortemente depressa a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. Questa depressione le avrebbe causato dei problemi allo stomaco per i quali lei aveva iniziato a dare in continuazione di stomaco.

La ragazza in pochi mesi era arrivata a pesare 49 chili. Rita mangiava e poi dava subito di stomaco, non riuscendo a trattenere il cibo e di fatto dimagrendo molto, troppo. La famiglia l'aveva portata prima al Cardarelli perché temevano avesse iniziato a soffrire di disturbi alimentari e che magari avesse un problema neurologico, poi aveva avuto un secondo ricovero, all'Ospedale del Mare, che hanno fatto una diagnosi di depressione. Nel corso dei ricoveri, esclusi i parametri alterati a causa della denutrizione, tutto sembrava nella norma ma Rita non riusciva a stare meglio.

La famiglia teme che in realtà la ragazza avesse altri disturbi, soffrisse di qualche patologia che i medici non sono stati in grado di diagnosticare, per questo hanno chiesto che venga fatta luce sul caso. I familiari non credono all'ipotesi della depressione, perché di fatto Rita, come hanno spiegato, non ha mai rifiutato il cibo, anzi ha provato sempre a nutrirsi ma quei dolori allo stomaco e la nausea l'hanno piano piano spenta. 

domenica 14 maggio 2017

Al Bano, salta il concerto con Romina Power a Zurigo: "Mi dispiace, ma devo fermarmi"

«Sono profondamente dispiaciuto, ma devo fermarmi: me l'hanno consigliato i medici e gli specialisti».
Con quest'annuncio, su Facebook, Al Bano, al secolo Albano Carrisi, ha annunciato di aver annullato la data svizzera del suo tour, a Zurigo, prevista per sabato prossimo. Il cantante di Cellino San Marco ha infatti spiegato di doversi sottoporre ad alcune terapie per scongiurare complicazioni di salute ben peggiori in futuro. Il concerto è stato rimandato al prossimo mese di settembre, Al Bano ha assicurato: «Presto saprete il giorno esatto».

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