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venerdì 26 novembre 2021

Afghanistan, l'allarme di Unicef: «Bimbi venduti in cambio di cibo, sempre più spose bambine»

L'Afghanistan è un vero inferno. Secondo i dati dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, più di 18 milioni di afghani non sono in grado di nutrirsi ogni giorno. Questo numero è destinato a salire a quasi 23 milioni entro la fine dell'anno. A causa della fame donne e bambini stanno diventano la merce di scambio per il cibo. Siamo di fronte alla più grande crisi umanitaria del mondo. Anche l'Unicef lancia l'allarme per quanto riguarda il le spose bambine, un fenomeno sempre più in aumento. 

Secondo quanto riferiscono i media locali, una bambina di 6 anni e un bambino di 18 mesi, sono stati venduti rispettivamente per 3.500 e 2.800 dollari. In un altro rapporto, una bimba di 9 anni è stata comprata per circa 2.200 dollari sotto forma di pecore, terra e contanti. 

Come avvertono anche le Nazioni Unite «i divieti talebani che impediscono alle donne di svolgere la maggior parte dei lavori retribuiti hanno colpito proprio le famiglie dove le donne erano le colonne portanti. Anche nelle aree in cui le donne possono ancora lavorare – come l'istruzione e l'assistenza sanitaria – potrebbero non essere in grado di soddisfare i requisiti talebani e sono costrette a compiere tali gesti».

A partire da novembre 2021, l'Unicef ha lanciato l'allarme sulle spose bambine. L'Associazione ha riferito che i matrimoni precoci sono in aumento in Afghanistan. Nonostante la legge vieti di sposare minori sotto i 15 anni (e ancora al di sotto dello standard di 18 raccomandato a livello internazionale), sono scambi ampiamente praticati dalle famiglie. Secondo le analisi dell'organizzazione, il matrimonio precoce ha conseguenze devastanti sulla salute di una ragazza per via degli abusi fisici e sessuali ed equivale a una forma di schiavitù moderna. I matrimoni combinati intrappolano le donne in un ciclo di povertà. 

lunedì 12 aprile 2021

Rita muore a 27 anni, per i medici era depressa a causa della pandemia di Covid. Aperta un'inchiesta

Rita è morta a 27 anni a causa della depressione che sarebbe stata causata dalla pandemia di Covid. Questa è la versione dei medici sulla morte di una giovane ragazza di Napoli che si sarebbe spenta a causa di una grave depressione che le avrebbe causato anche forti conseguenze fisiche, tanto gravi da ucciderla.

La Procura di Napoli ha aperto un'inchiesta sulla morte di Rita Caccioppoli, 27enne deceduta lo scorso 6 aprile nell'Ospedale del Mare di Ponticelli dopo 17 giorni di ricovero. Per i medici Rita era fortemente depressa a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. Questa depressione le avrebbe causato dei problemi allo stomaco per i quali lei aveva iniziato a dare in continuazione di stomaco.

La ragazza in pochi mesi era arrivata a pesare 49 chili. Rita mangiava e poi dava subito di stomaco, non riuscendo a trattenere il cibo e di fatto dimagrendo molto, troppo. La famiglia l'aveva portata prima al Cardarelli perché temevano avesse iniziato a soffrire di disturbi alimentari e che magari avesse un problema neurologico, poi aveva avuto un secondo ricovero, all'Ospedale del Mare, che hanno fatto una diagnosi di depressione. Nel corso dei ricoveri, esclusi i parametri alterati a causa della denutrizione, tutto sembrava nella norma ma Rita non riusciva a stare meglio.

La famiglia teme che in realtà la ragazza avesse altri disturbi, soffrisse di qualche patologia che i medici non sono stati in grado di diagnosticare, per questo hanno chiesto che venga fatta luce sul caso. I familiari non credono all'ipotesi della depressione, perché di fatto Rita, come hanno spiegato, non ha mai rifiutato il cibo, anzi ha provato sempre a nutrirsi ma quei dolori allo stomaco e la nausea l'hanno piano piano spenta. 

mercoledì 10 maggio 2017

Beve un bicchiere della sua urina ogni giorno: "Mi aiuta a stare in forma e a curarmi"

Beve ogni mattina un bicchiere di urina calda e se ne spruzza un po' sul viso. Quella di Dave Murphy, 54 anni, sembra essere una vera e propria routine di bellezza. L'uomo ha perso 48 chili grazie a questo trattamento fai da te.
L'uomo è stato costretto a bere urina quando nel 2012 è rimasto disperso per 30 giorni, notando dei benefici sul suo corpo, ha così deciso di proseguire anche in casa: «Inizialmente la bevevo fredda», ha confessato l'uomo a Metro, «poi mi sono reso conto che calda dava anche maggiori benefici». Grazie alla sua urina Dave ha detto di aver perso oltre 40 chili, in questo modo infatti, ha meno bisogno di nutrienti dal cibo e dalle bevande, ottenendo attraverso la sua stessa pipì tutto quello di cui il corpo ha bisogno.  «L'urina non fa bene solo se bevuta», ha aggiunto Dave, «dà molti benefici anche se ci si lava con essa: è un ottimo prodotto anti invecchiamento e aiuta anche nel trattamento dei dolori». Non è stato semplice ovviamente, inizialmente ha ammesso di essere stato disgustato all'idea di bere la propria urina e la mescolava con il succo di pomplemo, poi è riuscito a superare il suo blocco psicologico e oggi non potrebbe più farne a meno.

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