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lunedì 21 giugno 2021

Massimo Bossetti dal carcere: «Sono disperato ma innocente, Yara non ha avuto giustizia»

«Ho incontrato Massimo Bossetti in carcere pochi giorni fa, trovandolo molto ma molto provato. E comunque Massimo mi ha detto 'sono disperato, non so più che cosa devo fare. Avvocati continuate a lottare, ho fiducia di voi e non smetterò mai di lottare perché sono innocente. Lo faccio per me, per i miei figli e perché so che Yara non ha avuto giustizia'. Sempre più un uomo distrutto; il carcere è duro, ancora più duro se lo vivi da innocente. 

Non a caso è controllato costantemente dagli operatori penitenziari per evitare che commetta qualche insano gesto». Lo afferma l'avvocato Claudio Salvagni, uno dei legali di Massimo Bossetti condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, a «Crimini e Criminologia» su Cusano Italia Tv, dopo che recentemente la Corte d'Assise di Bergamo ha detto ancora una volta no all'accesso ai reperti.

«Noi non ci arrendiamo - continua il legale di Bossetti - e per questo abbiamo già presentato un ulteriore ricorso in Cassazione, visto che nelle tre precedenti occasioni, la Suprema Corte ci ha sempre dato ragione. Ora quindi andremo in Cassazione per la quarta volta perché è un nostro diritto e un diritto di Massimo Bossetti, vedere quei reperti rimasti ed esaminarli. La decisione della Corte d'Assise di Bergamo ha dell'incredibile in quanto fa a stracci i principi fondamentali del diritto. Ci vorrà quindi ancora del tempo ma credo che la Cassazione ci riconoscerà il diritto di riesaminare i reperti. Mi chiedo come è possibile che la Corte di Bergamo nelle precedenti occasioni non abbia tenuto conto del pronunciamento della Cassazione a noi favorevole, decidendo solamente di chiuderci la porta in faccia. Tutto questo è assurdo».

giovedì 20 maggio 2021

Yara, i legali di Bossetti chiedono di riesaminare i reperti: la Corte si riserva la decisione. La Procura: «Sono scartini»

La difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha chiesto ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo di poter esaminare i reperti che hanno portato alla sentenza di condanna: i giudici si sono però riservati di decidere sulla richiesta dei legali del muratore, unico imputato nel processo per la morte della ragazza di Brembate di Sopra.

Gli avvocati di Bossetti hanno parlato di «confronto acceso» in aula e hanno detto che la Procura ha definito «degli scartini» i reperti diversi dalla traccia 31G 20, con il Dna trovato sui leggins della ragazza. La traccia 31 G20 che rappresenta la 'prova regina' nel processo «è forse l'unica traccia che è effettivamente esaurita, stando alle dichiarazioni dei consulenti di allora», hanno spiegato i legali che chiedono comunque di poter esaminare tutti gli altri reperti che la Procura avrebbe definito «scartini» in quanto - hanno riferito - «di secondaria o nulla importanza».

Difesa Bossetti: ripristinare legalità

Massimo Bossetti ha chiesto alla Corte d'assise di Bergamo che «sia prima di tutto ripristinata la legalità», ha detto uno dei suoi legali, Paolo Camporini, al suo arrivo in tribunale a Bergamo. «Chiede sia ripristinata non solo la legittimità ma anche la legalità », ha detto Camporini. L'udienza si svolge a porte chiuse. Da tempo i suoi avvocati stanno lavorando in vista di una richiesta di revisione della sentenza e, in questo senso, chiedono di aver accesso ai reparti e hanno anche messo in dubbio che i campioni di Dna siano stati conservati correttamente.

Yara Gambirasio era scomparsa da Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo il 26 novembre del 2010 e fu trovata morta in un campo a Chignolo d'Isola, ad alcuni chilometri di distanza, tre mesi dopo. Fu solo nel giugno del 2014 che venne individuato Massimo Bossetti, muratore di Mapello, paese del circondario, come possibile autore del delitto. Bossetti fu condannato all'ergastolo e la sentenza fu confermata dalla Cassazione.

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