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giovedì 20 maggio 2021

Yara, i legali di Bossetti chiedono di riesaminare i reperti: la Corte si riserva la decisione. La Procura: «Sono scartini»

La difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha chiesto ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo di poter esaminare i reperti che hanno portato alla sentenza di condanna: i giudici si sono però riservati di decidere sulla richiesta dei legali del muratore, unico imputato nel processo per la morte della ragazza di Brembate di Sopra.

Gli avvocati di Bossetti hanno parlato di «confronto acceso» in aula e hanno detto che la Procura ha definito «degli scartini» i reperti diversi dalla traccia 31G 20, con il Dna trovato sui leggins della ragazza. La traccia 31 G20 che rappresenta la 'prova regina' nel processo «è forse l'unica traccia che è effettivamente esaurita, stando alle dichiarazioni dei consulenti di allora», hanno spiegato i legali che chiedono comunque di poter esaminare tutti gli altri reperti che la Procura avrebbe definito «scartini» in quanto - hanno riferito - «di secondaria o nulla importanza».

Difesa Bossetti: ripristinare legalità

Massimo Bossetti ha chiesto alla Corte d'assise di Bergamo che «sia prima di tutto ripristinata la legalità», ha detto uno dei suoi legali, Paolo Camporini, al suo arrivo in tribunale a Bergamo. «Chiede sia ripristinata non solo la legittimità ma anche la legalità », ha detto Camporini. L'udienza si svolge a porte chiuse. Da tempo i suoi avvocati stanno lavorando in vista di una richiesta di revisione della sentenza e, in questo senso, chiedono di aver accesso ai reparti e hanno anche messo in dubbio che i campioni di Dna siano stati conservati correttamente.

Yara Gambirasio era scomparsa da Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo il 26 novembre del 2010 e fu trovata morta in un campo a Chignolo d'Isola, ad alcuni chilometri di distanza, tre mesi dopo. Fu solo nel giugno del 2014 che venne individuato Massimo Bossetti, muratore di Mapello, paese del circondario, come possibile autore del delitto. Bossetti fu condannato all'ergastolo e la sentenza fu confermata dalla Cassazione.

lunedì 1 maggio 2017

Gigi D'Alessio verso il processo: evasione fiscale da 6 milioni

Un'evasione fiscale milionaria porta il cantante Gigi D'Alessio a un passo dal banco degli imputati. Il pm Saverio Francesco Musolino ha infatti firmato una richiesta di rinvio a giudizio a carico dell'artista che, insieme ad altre quattro persone, rischia ora di finire a processo. Per la procura, D'Alessio e soci non avrebbero dichiarato i redditi di una società del cantante, la "GGD Productions srl", occultando o distruggendo le scritture contabili relative all'anno 2010. Il fatturato "nascosto" sarebbe pari a più di 6 milioni. L'evasione contestata dagli inquirenti, invece, ammonterebbe a 997mila e 581 euro per quanto riguarda l'Ires e 770mila e 613 euro in relazione all'Iva.
Nel capo d'imputazione notificato nei giorni scorsi al musicista, si legge che, in concorso con altre quattro persone, il cantante «al fine di consentire alla società "GGD Productions srl" di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto» avrebbe «alienato con atto notarile del 21 aprile 2010» le quote dell'azienda a un prestanome che, con un atto successivo, «alienava simulatamente tali partecipazioni a una società di diritto americano con sede in Delawere, cui apparentementemente veniva consegnata la documentazione contabile e amministrativa». Per il pm Musolino e per i finanzieri del Nucleo tutela entrate, in questo modo, le «scritture» sarebbero state «distrutte o comunque occultate». Il tutto per non consentire la ricostruzione del volume d'affari della società.  L'azienda avrebbe così evitato di denunciare redditi per più di 6 milioni, presentando un'infedele dichiarazione fiscale.
Uno dei soci del cantante è anche accusato di simulazione di reato. In una denuncia presentata ai carabinieri il 17 marzo 2014, infatti, ha dichiarato che i documenti contabili della società erano all'interno di una macchina che gli era appena stata rubata. Per la procura, si tratterebbe di una menzogna. Ora, la decisione passa nelle mani del gup.

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