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lunedì 27 giugno 2022

Briatore, Roberto Parodi lo attacca: «Sai cos’è il Pata Negra? Allora non puoi metterlo sulla pizza»

Crazy Pizza, ancora polemiche. Il nuovo capitolo della saga che da giorni ruota attorno alla pizzeria di Flavio Briatore arriva da Roberto Parodi, che mette nel mirino l'imprenditore di Verzuolo. Lo scrittore, giornalista e conduttore televisivo (nonché fratello di Cristina) ha pubblicato un video sul proprio profilo Instagram in cui attacca la pizza al Pata Negra di Flavio Briatore.

L'affondo sui social

«Mi vedo costretto a esprimere il mio parare su ’sta pizza con il Pata Negra che ha sortito una bufera di commenti: e il costo e il prezzo... Quanto deve costare una pizza…Non è questo il punto . Il punto è che una pizza con il Pata Negra .Non-si-fa. Non è che se un cibo costa tanto lo posso sbattere dappertutto. Questa pizza è l’apoteosi della burinata. Piuttosto la dice lunga sul pubblico a cui si rivolge Briatore. Degli zanza ossessionati dal far vedere che non sono poveri. Che possono comprare una pizza con 60 euro. Ma cos’è: vuoi fare il ricco con 60 euro? Manco un pieno alla Panda fai oggi con 60 euro! Invece fai la figura del cafone perché se sapessi davvero che cos’è il Pata Negra, l’ultima cosa che fai è metterlo sulla pizza».

«Jamón Ibérico Pata Negra Bellota etichetta nera: una storia millenaria che ti impone di gustarlo con rispetto e alla giusta temperatura, apprezzandone il grasso con quel tenue aroma di ghianda. Aromi delicatissimi. E tu me lo butti sulla pizza?! Ho un suggerimento: mettigli un po’ di beluga, 40 euro. Gran figura! Però prima vai su Wikipedia a cercare “beluga” . Così, eh…».

mercoledì 21 aprile 2021

Vaccino, svelato il contratto con Pfizer: «Nessuna responsabilità in caso di danni». Ecco il prezzo a dose

Svelato il contratto d'acquisto da parte dell'Europa del vaccino anti Covid di Pfizer: per l'azienda nessuna responsabilità dai danni, e un prezzo medio più alto di quanto stimato. Lo rivela oggi il quotidiano catalano La Vanguardia che ha avuto accesso ai documenti firmati lo scorso 20 novembre (quando non era ancora giunta neppure l'autorizzazione dell'Ema alla distribuzione del vaccino) dalla responsabile globale del programma vaccini di Pfizer, Nanette Cocero, e dal Commissario europeo per la salute, Stella Kyriakides.

Il contratto, scrive La Vanguardia che lo definisce uno scarico totale di responsabilità, è a costo 'crescente' per singolo vaccino (come si sapeva) ma soprattutto solleva Pfizer da qualsiasi coinvolgimento una volta consegnate le dosi ai paesi membri: per le eventuali ripercussioni del farmaco, l'azienda non potrà essere ritenuta responsabile né dovrà affrontare alcun risarcimento, in prima persona o attraverso qualsiasi rappresentante o partner. 

Il contratto si riferisce all'acquisto da parte della Commissione Europea di 200 milioni di dosi, con l'opzione di acquisto di altre 100 milioni e prevede prezzi più alti rispetti a quelli trapelati - per errore - nelle scorse settimane: il costo infatti per le prime 100 milioni di dosi era di 17,50 euro a dose (più tasse), mentre per la fornitura delle successive 100 milioni di dosi scendeva a 13,50 euro.

Il contratto contemplava la possibilità per l'Ue di ordinare ulteriori 100 milioni di dosi a 15,50 euro purché la richiesta fosse pervenuta entro tre settimane dall'autorizzazione dell'Ema, giunta lo scorso 21 dicembre: in caso contrario il prezzo sarebbe risalito a 17,50 euro. Ordine puntualmente arrivato appena una settimana dopo il via libera dell'autorità europea del farmaco. Tuttavia, listino a parte , a colpire è soprattutto la dettagliata 'esclusione' di responsabilità di Pfizer da eventuali danni a terzi. L'unica ipotesi contemplata è quella legata a problemi nella produzione del vaccino: una volta consegnato ai singoli paesi, invece, decade qualsiasi ipotesi di risarcimento neppure per conseguenze avverse non descritti nella scheda tecnica del farmaco.

giovedì 25 marzo 2021

Caterina Balivo contro i maschilisti e di suo marito dice…

Caterina Balivo è un fiume in piena: contro il maschilismo, contro gli uomini che non si prendono cura della famiglia, contro un sistema che impone alle donne di pagare sempre il prezzo più alto. Intervistata dal settimanale F la conduttrice non fa sconti a nessuno, nemmeno al marito Guido Maria Brera: "Mi chieda se è maschilista: la risposta è no. Ma mi chieda se si scoccia quando il sabato sto tre ore al telefono per lavoro, mentre lui se ha impegni nel fine settimana esce e neppure avvisa: la risposta è sì".

"Che siano le donne a pagare il prezzo più alto è un dato di fatto", nota con amarezza Caterina che durante il primo lockdown si è trovata a dover scegliere tra la famiglia e il lavoro. "L’anno scorso ho dovuto interrompere con un mese di anticipo il mio programma, "Vieni da me". A maggio eravamo tornati in onda ma mio marito se n’è andato di casa: non poteva rischiare, per motivi suoi personali di salute, di essere esposto al contagio. Tre figli senza scuola, la diretta ogni giorno: non ce la facevo". 

Prendersi cura di Alberto, 8 anni, e Cora, 3 (oltre che di Costanza, 16, che Brera ha avuto da una precedente relazione) non è una passeggiata, soprattutto se l'ambiente lavorativo non aiuta. "Basterebbero gli asili nido: se le grandi aziende non li creano al loro interno, se non permettono di far entrare i figli per l’allattamento, come fa una donna a conciliare lavoro e maternità?", spiega la Balivo.

Ma il problema, secondo Caterina, è soprattutto culturale: "Finché la donna si vergogna di dire in ufficio ‘Ho il colloquio con la maestra’, finché l’uomo viene deriso perché va alla recita della figlia, culturalmente le cose non cambieranno mai". La sua situazione personale è un esempio perfetto: "Se voglio che Guido venga alla recita, devo dirglielo mesi prima. E sa come mi risponde? ‘Se non ho una cosa importante vengo’. Se non hai una cosa importante? Perché noi ci ammazziamo per esserci e loro no? Non lo accetto".

La ricetta per cambiare le cose, secondo la Balivo, è semplice e parte dall'educazione: "La verità è che anche i migliori sono uomini moderni ma maschilisti. Il prossimo step è avere uomini moderni e basta: io insegno a mio figlio che il padre dovrebbe occuparsi di lui esattamente come la madre".

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