domenica 10 ottobre 2021

Dora, morta a 30 anni dopo la serata col fidanzato: «Precipitata dal quarto piano»

Una ragazza di 30 anni, Dora Lagreca, è morta ieri a Potenza dopo essere precipitata dal quarto piano di una palazzina. La giovane era originaria di Montesano sulla Marcellana, in provincia di Salerno, e viveva da qualche tempo nella città lucana dove era impiegata nel personale ATA di una scuola. Ancora poco chiara la dinamica di quanto è successo: pare che Dora fosse in compagnia del fidanzato al momento della tragedia. La giovane è caduta nel vuoto in piena notte, intorno alle 3: soccorsa dal personale del 118 e trasferita all'ospedale San Carlo di Potenza, per lei non c'è stato niente da fare.

Come scrive il quotidiano Il Messaggero, Dora si trovava nella casa del fidanzato, un ragazzo di Potenza con il quale aveva trascorso la serata in un pub: è stato il giovane a chiamare i soccorsi e i carabinieri. Il ragazzo è stato sentito a lungo dagli inquirenti e non risulta indagato. «Per ora il decesso della giovane non è legato a terzi elementi», hanno fatto sapere dall'Arma, il che fa pensare ad un possibile suicidio. Dall'autopsia, prevista tra domani e martedì, si cercheranno di capire le cause del decesso, e se ci sono sul suo corpo segni ulteriori oltre alle ferite dovute all'impatto con l'asfalto.

Non è ancora chiaro se ci fosse una seconda persona che abbia responsabilità nella morte di Dora: nessuno nel quartiere ha visto o sentito nulla. Dai profili social della vittima e del fidanzato è emerso che i due avevano passato la serata in alcuni locali di Potenza, ma su quanto avvenuto in piena notte è giallo: è stato un suicidio, un incidente domestico, o qualcosa di diverso? La trentenne, che era entrata nel mondo della scuola da qualche tempo, in passato aveva fatto anche la modella e per questo nel salernitano era molto nota. I carabinieri indagano per capire i lati oscuri di questo mistero.

giovedì 7 ottobre 2021

Mattia Montenesi morto, il ballerino di Italia's Got Talent aveva 15 anni: «L’avversario era troppo forte»

Si è spento a 15 anni Mattia Montenesi, il giovane ballerino di breakdance arrivato in finale a "Italia's Got talent" nel 2015. Il ragazzo era affetto da una malattia incurabile ed è morto a Trieste. A dare l'annuncio ci ha pensato il papà tramite il suo profilo Facebook. «Nell’ultima ‘battle’ l’avversario di Mattia era troppo forte. Ciao Amore Mio», ha scritto il genitore.

L'esibizione di Mattia nel programma risale a sei anni fa. Era solo un bambino e conquistò giuria e pubblico del talent show televisivo insieme agli Straduri Killa. Una performance che si guadagnò la finale. 

Morto Mattia Montenesi di Italia's Got talent'

Mattia era salito sul podio della Finale di #IGT6. Ed è per questo che la produzione ci ha tenuto a dirgli addio. «Siamo vicini alla famiglia e agli amici del piccolo Mattia Montenesi degli Straduri Killa. Insieme alla sua crew di ballerini era salito sul podio della Finale. Ciao Mattia da tutta la crew di "Italia’s Got Talent"», è stato il messaggio di cordoglio del programma, pubblicato sui profili social.


Il marito la tradisce, lei si vendica e posta in rete il suo video hot con l'amante

Per vendicarsi del marito infedele ha postato sui social un video hot di lui con l'amante. Colpendo in un colpo solo il fedifrago e la malcapitata - vittima di revenge porn -, la donna tradita ha prima inviato il filmino ad una amica e poi l'ha condiviso in rete.

La relazione clandestina si è così interrotta con l'amante che ha scoperto sul web di essere stata ripresa di nascosto dall'uomo durante il rapporto sessuale su un camion. I protagonisti della vicenda sono cremonesi, la storia si è verificata tra Cremona e la provincia di Piacenza, teatro degli incontri clandestini. La moglie vendicativa una 49enne è stata rinviata a giudizio. Difesa dall'avvocato Fabio Galli, sarà a processo il 17 gennaio prossimo.

Enrico Varriale non andrà in onda per la Nations League. La Rai lo sospende: «Un passo di lato»

Enrico Varriale non andrà in onda sulla Rai per un po' di tempo, fino a quando la sua vicenda non sarà del tutto chiarita. L'ex vicedirettore di Rai Sport indagato per stalking e lesioni personali aggravate dopo la querela dell'ex compagna per percosse e stalking è stato sospeso dal video per decisione dei vertici Rai, apprende l'agenzia Adnkronos. Al momento nei confronti del giornalista è stata disposta la misura cautelare del «divieto di avvicinamento a meno di 300 metri dai luoghi frequentati dalla persona offesa». 

«Un passo di lato» per Enrico Varriale in attesa che assuma contorni più chiari la vicenda giudiziaria che lo vede indagato dalla procura di Roma per stalking ai danni della ex compagna. L'azienda, la direzione di RaiSport e lo stesso giornalista - si apprende da fonti di Viale Mazzini - hanno convenuto sull'opportunità di sospenderne l'intervento in video previsto per il 10 ottobre, quando sono in programma le finali della Nations League per il primo e per il terzo posto, una delle quali vedrà in campo la Nazionale italiana impegnata questa sera in semifinale contro la Spagna.

Nessuna sospensione, né provvedimenti disciplinari a carico di Varriale - viene spiegato - ma una decisione presa di comune accordo a tutela della Rai e dello stesso Varriale e per evitare strumentalizzazioni. Nei confronti dell'ex vicedirettore di RaiSport il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura del divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla persona offesa: nel provvedimento emesso dal gip si fa riferimento a «condotte reiterate» di molestie e minacce che avrebbero provocato nella vittima «un grave stato d'ansia e paura». «Accuse false» destinate ad essere «smentite nei fatti» secondo il giornalista, che è stato interrogato lo scorso 30 settembre per chiarire la sua posizione.

mercoledì 6 ottobre 2021

Vera, il dramma della figlia Giordana uccisa a Oggi è un altro giorno: «E' stato un ex geloso e possessivo»

Vera ospite a Oggi è un altro giorno racconta a Serena Bortone la storia di sua figlia Giordana. La ragazza, mamma di una bambina piccola, è stata uccisa dall'ex con oltre 40 coltellate il 7 ottobre del 2015. A distanza di tanti anni la donna ha spiegato di voler raccontare la storia della figlia perché sia da esempio e faccia coraggio a chi vive la stessa situazione.

Giordana è stata uccisa dall'ex mentre tornava a casa dal lavoro. Massacrata di coltellate è morta in strada dissanguata mentre il padre di sua figlia tentatava la fuga verso la Svizzera. Le autorità sono riuscite a rintracciarlo e ad arrestarlo fino a quando non è arrivata la condanna. Oggi l'uomo si trova in carcere dove dovrà scontare 30 anni di pena. Da Serena Bortone la mamma della vittima ricorda la figlia: «Conobbe il suo omicida a 15 anni, poco dopo è rimasta incinta di sua figlia Asia», spiega, «Ammetto all'inizio di essermi arrabbiata, poi però abbiamo accettato tutto perché Giordana desiderava tantissimo essere mamma, al contrario del suo fidanzato che avrebbe voluto lei abortisse».

Il fidanzato di Giordana è stato da sempre molto possessivo, racconta la mamma: «Le aveva fatto terra bruciata con le sue amiche. Non era più felice, si era isolata e alla fine aveva deciso di lasciarlo». Aveva anche deciso di denunciarlo: «Lui non ha mai accettato questa cosa, lei non ha mai voluto ritirare la denuncia e alla fine ha deciso di ucciderla per vendetta».

Quello di Vera è un appello a tutte le donne: «Io racconto questa storia, perché voglio che le donne capiscano che questi esseri fanno davvero male e l'unica prevenzione è lasciarli prima che possano fare del male, denunciarli». Ricorda che la figlia proteggeva il suo ex, fino a quando non è riuscita ad aprire gli occhi, ma purtroppo non è riuscita a sopravvivere alla sua follia. 

lunedì 4 ottobre 2021

Detenuto uccide due pedofili in carcere: «Ho pensato di fare un favore a tutti»

Un detenuto ha ucciso due pedofili in carcere affermando di aver fatto un piacere a tutti. Jonathan Watson ha ammazzato a bastonate, usando il bastone di un altro detenuto, David Bobb, di 48 anni e Graham De Luis-Conti, 62, tutti e due condannati all'ergastolo per pedofilia nel carcere California Substance Abuse Treatment Facility di Corcoran, nel sud del Golden State.

L'uomo, che era stato condannato per omicidio di primo grado, apprendendo che i due detenuti avevano commesso crimini contro dei minori, ha deciso di ucciderli. A ricostruire il delitto è stato lo stesso assassino che in una lettera ha spiegato le sue motivazioni e le modalità dell'omicidio. Watson ha spiegato di essersi sentito molto a disagio nel vivere vicino a persone che avevano abusato di ragazzi minori di 14 anni, così ha deciso di ucciderli.

Le autorità si sarebbero accorte del pestaggio solo quando ormai per i due detenuti non c'era più nulla da fare. Watson dal canto suo non è sembrato affatto pentito nelle sue azioni e a conclusione della sua lettera ha anche aggiunto: «Ho pensato di fare un favore a tutti».

Bambino ucciso a Perugia, il papà confessa: «La madre aveva detto che voleva dargli fuoco»

La mamma del piccolo Alex, il bimbo di 2 anni ucciso in provincia di Perugia, avrebbe detto al suo ex di avere intenzione di dare fuoco al piccolo. La donna che si è presentata con il cadavere insanguinato del bambino in un supermercato, ha inizialmente detto di averlo trovato morto, ma subito i carabinieri hanno capito il suo coinvolgimento nel decesso.

Erzsebet Katalin Bradacs e il compagno vivevano in Ungheria, ma la donna era fuggita in Italia, dove aveva vissuto in passato, nel tentativo di non dare l'affidamento del minore all'altro genitore. Probabilmente dopo essersi resa conto che la fuga sola non bastava ha deciso di ucciderlo. Subito dopo il delitto la donna gli ha mandato un messaggio in cui mostrava il cadavere del piccolo insaguinato: «Katalin aveva scritto "nessuno lo avrà" e poi aveva mandato la foto del cadavere di Alex», ha spiegato il padre in un'intervista a La Nazione: «Il messaggio era destinato a suo figlio più grande, un ragazzo di 18 anni che vive qui avuto da una precedente relazione. L'adolescente l'ha poi inoltrata a me».

Dopo la donna avrebbe anche chiamato una conoscente ammettendo il delitto. Da quando è stata arrestata però la 47enne nega ogni accusa. Spiega di essersi appoggiata in un casolare come rifugio di fortuna e di aver poi trovato il bimbo morto. Non ha fatto alcun riferimento alle questioni legali con il marito, né al coltello che è stato trovato nella sua borsa. Il giorno prima della tragedia era stata fermata a Chiusi dai carabinieri, ma i documenti erano in regola e il bambino in buona salute, così era stata lasciata andare.

Nel casolare ci è poi arrivata in un secondo momento. Ma qui le sue dichiarazioni sono confuse. Dice di aver poggiato il figlio a terra perché stanco e assonnato, poi sarebbe arrivato qualcuno ad ucciderlo. Ha anche affermato che il bambino era caduto, di essersi addormentata e svegliata con il piccolo cadavere senza capire nemmeno lei stessa cosa fosse successo.

Ora la mamma è in stato di arresto. Interrogara per l'omicidio del bambino, davanti al gip si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Erzsebet Katalin Bradacs ha però ribadito la sua innocenza dicendo di non aver ucciso il figlio e spiegando che una volta tornata in Ungheria aveva intenzione di riportare il bambino al padre.

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