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giovedì 15 aprile 2021

Tamara Ecclestone e il furto da 60 milioni, il Lupin (italiano) confessa e diventa una star: la BBC ci farà un documentario

«Ha ammesso le sue responsabilità per due furti, ma lo ha fatto quando l'accusa ha derubricato il capo di imputazione riconoscendolo come semplice partecipe invece che di promotore». A parlare all'Adnkronos è Angelo Pariani, il difensore di Alessandro Donati, 43 anni, milanese di nascita, famoso a Londra per essere l'autore di alcuni dei furti nelle case più ricche della capitale. Davanti all'Isleworth Crown Court ha ammesso di avere derubato valori, gioielli e denaro per un totale di «circa 25 milioni di euro», dalle abitazioni di Tamara Ecclestone, figlia dell'ex-patron miliardario della Formula uno, e Vichai Srivaddhanaprabha, il proprietario del Leicester football club, successivamente scomparso in un incidente in elicottero.

Il colpo

Arrestato in Italia su un mandato di cattura europeo nell'ottobre scorso ed estradato un mese dopo, davanti alla corte - con l'aiuto di un interprete «perché non parla inglese» - , ha ammesso di essere lui il colpevole del furti del 10 e del 13 dicembre 2019. Forzando una finestra era riuscito - insieme a dei complici - a entrare nella residenza del proprietario del Leicester e ad aprire più cassaforti contenenti denaro (45mila sterline) e sette preziosi orologi Patek-Philippe. Tre giorni dopo il colpo nella villa di Tamara Ecclestone e del marito Jay Rutland. Qui la banda è riuscita ad aprire una sola cassaforte delle quattro presenti e a portar via gioielli, orologi e denaro contante per diversi milioni di sterline. «Il mio assistito ha ammesso le sue responsabilità, ma non di essere il capo della banda. La pena massima prevista è di otto anni che sconterà, in caso di eventuale condanna, in Italia: la corte d'appello di Milano nel concedere l'estradizione ha deciso che la condanna va scontata qui».

Il documentario

La sentenza «è prevista a inizio giugno - spiega l'avvocato Pariani -, lui non vede l'ora di rientrare: dietro le sbarre gli sono concessi solo venti minuti d'aria e ha perso dieci chili». Sul furto in casa Ecclestone «la Bbc ci farà un documentario. Sono stato contattato da un giornalista pronto a venire a Milano» per scoprire i segreti di un moderno Lupin.

venerdì 9 aprile 2021

Anna Bettozzi, l'aspirante popstar in manette per affari con la camorra

Hanno fatto il pieno. Non di benzina ma di arresti, richiesti ed eseguiti da ben tre Procure. Tra le 71 persone finite in manette, c'è anche la 56enne imprenditrice romana del settore dei carburanti, Anna Bettozzi in arte Anna Bettz, cantante e ricca ereditiera del petroliere Sergio Di Cesare. «Ah Piè, io dietro c'ho la camorra!».

Era pienamente consapevole di chi erano i suoi nuovi soci in affari Anna Bettozzi. Lei, che si vantava al telefono di avere avuto come soci Tronchetti Provera e Berlusconi, aveva trovato più redditizio legarsi a gruppi camorristici. E gli affari non a caso andavano a gonfie vele.

Ma ieri all'alba i finanzieri del Gico ed i carabinieri del Ros hanno fatto irruzione nelle abitazioni degli indagati per notificare le ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal giudice per le indagini preliminari Tamara De Amicis. Per tutti le accuse vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso (costituita per la commissione di plurimi reati tributari), all'illecita commercializzazione di prodotti petroliferi, al riciclaggio ed all'autoriciclaggio per agevolare le attività di associazioni di tipo mafioso.

I riflettori, neppure a drlo, si sono subito accesi sulla Bettozzi, cui viene attribuito anche il pagamento in nero di una parcella all'attore Gabriel Garko. Petrol Mafie Spa, così gli investigatori hanno battezzato la vasta operazione anticrimine che fatto emergere la gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose nella commercializzazione di carburanti.

Il business miliardario di oltre un miliardo di euro, che consisteva oltre che nel contrabbando di benzina anche nella creazione di società cartiere che gestivano il trasporto con le cisterne, era stato messo in piedi da vari clan della camorra e della ndrangheta, come i Moccia, i Mazzarella e le cosche calabresi dei Mancuso, dei Bonavota, degli Anello, dei Piscopisani, dei Piromalli e dei Pelle. La cerniera, tra le organizzazioni criminali e la famiglia Di Cesare, secondo quanto è emerso dalle indagini era Felice D'Agostino. Quest'ultimo è marito di Virginia Di Cesare, figlia di Anna Bettozzi.

Amicizie pericolose, consulenti aziendali disonesti che, si presentavano come i salvatori e i ristrutturatori dell'azienda in crisi, hanno trascinato l'impero economico creato da Sergio Di Cesare ed ereditato dalla Bettozzi prima nel vortice dei debiti tributari, e poi nelle braccia del crimine organizzato. Le indagini sono ancora in corso e riguardano colletti bianchi e politici a servizio del business criminale.

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