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sabato 10 luglio 2021

Grillo, i file audio della ragazza che lo accusa di stupro: «Per me il sesso è sacro, mi hanno usata»

All'udienza preliminare per il caso del presunto stupro di gruppo a casa di Ciro Grillo sono stati riprodotti i file audio che la ragazza ha inviato all'amica. A parlare, via Whatsapp, è la ragazza italo-norvegese che ha denunciato Ciro e tre suoi amici di stupro di gruppo e che due anni fa si trovava nella villa in Sardegna del figlio di Beppe Grillo. La difesa, intanto, chiede una perizia sulla chat. 

Ciro Grillo, la chat della ragazza davanti al Gup

«Per me il sesso è qualcosa che voglio fare con qualcuno che amo, e non vendermi così, come molti altri dei miei amici anche qui in Italia. Perché per me è tipo una cosa sacra, se possiamo dire così», è il vocale registrato in inglese, e depositato ieri agli atti, in possesso dell'Adnkronos. La giovane si sfoga con l'amica norvegese in un audio di 14 minuti e 45 secondi.

«Parlo sempre di come, tipo, in discoteca a volte perdo la testa e inizio a divertirmi con le persone - dice a Mya -Ok, va bene. Cioè, non va bene, ovviamente, ma, ci puoi passare sopra, non si è così grave, almeno per me, è tipo, ok, va bene, è successo, chi se ne frega, no?». E ancora: «Ma, tipo, due sere fa non mi sono nemmeno divertita con nessuno. E sai, te l’ho sempre detto questo, divertirsi con qualcuno è ok, ma fare sesso per me è qualcosa di, forse… non so, spero che quello che sto dicendo non ti sembri superficiale, ma per me il sesso è qualcosa che voglio fare con qualcuno che amo».

lunedì 24 maggio 2021

Alessia Marcuzzi furiosa sul social: «Je rode!…». Ecco con chi ce l’ha

Alessia Marcuzzi furiosa sui social: “Je rode!”. Alessia Marcuzzi dal suo account Instagram ha preso posizione sul dibattito nato all’ Eurovision Song Contest per l’accusa, lanciata dalla stampa francese, di utilizzo di droga da parte dei vincitori della sfida, i Maneskin.

Alessia Marcuzzi dal suo account Instagram è tornata sull'accusa di utilizzo di droga dei Maneskin. Dal social ha postato un chiarissimo “Parla, la gente purtroppo parla. Non sa di che parla”, seguita da una lunga didascalia in cui prende le parti della band: “aggiungerei: JE RODE - ha scritto sul social -  Senza parole per quello che stanno scrivendo alcuni siti francesi su Damiano. Invece di applaudire una band giovanissima, talentuosa e che ha fatto riscoprire il rock a chi pensava che il rock fosse morto. Invece di farli gioire in una serata per loro( e aggiungerei anche per noi!) così importante. Siete solo dei rosiconi, lo penso davvero. E visto che tanti francesi non si riconoscono nelle parole di @parismatch_magazine e altri blog, chiedo proprio a loro di denunciarlo. E spero davvero che @sonymusicitaly e i @maneskinofficial li portino in tribunale. Non si possono scrivere delle cose cosi’ gravi, minando la carriera e la reputazione di ragazzi cosi’ giovani, con questa leggerezza! #måneskin #eurovision”.

giovedì 6 maggio 2021

Corona come Biancaneve, accusa davanti al giudice Selvaggia Lucarelli per un bacio: «Non ero consenziente». E lei lo denuncia

Mercoledì, presso il tribunale di Milano, si è svolta l’udienza del processo che vede Fabrizio Corona imputato in una causa per diffamazione ai danni di Selvaggia Lucarelli. Nello specifico la Lucarelli, nel 2018 lo aveva denunciato per alcuni post su Instagram e per frasi pronunciate da Corona a “Non è l’arena” di Massimo Giletti tra cui: «Sono anni che vuole il mio corpo e io non glielo do». Entrambi, ieri, sono stati ascoltati dal giudice della settima penale Daniela Clemente.

La situazione è apparsa subito tesa, con Fabrizio Corona richiamato per essere arrivato in ritardo e perché si rifiutava di indossare la mascherina, con l’ex agente fotografico che rispondeva al giudice tanto da venire minacciato di essere estromesso dall’udienza. Mascherina che poi non ha comunque indossato correttamente per tutta l’udienza.

La Lucarelli, parte civile col legale Lorenzo Puglisi, ha affermato di non aver mai avuto alcun rapporto confidenziale con Fabrizio Corona, di averlo visto forse quattro volte e che la frase in questione, pronunciata in diverse occasioni da Corona è sessista e orientata a delegittimare la sua professionalità. Fabrizio Corona, ascoltato subito dopo, ha rincarato la dose e pur non portando a supporto alcuna prova della presunta “attrazione sessuale” della Lucarelli ha dichiarato, a sorpresa, che la Lucarelli avrebbe commesso una violenza (sessuale) nei suoi confronti baciandolo senza il suo consenso durante una puntata di un vecchio programma andato in onda nel 2010 su Sky (Celebrity Now).

Anche l’avvocato di Corona Ivano Chiesa l’ha incalzata: «Lui era consenziente?” Corona ha poi aggiunto che erano altri tempi, in cui di violenza si parlava di meno e che se accadesse oggi sarebbe diverso. La Lucarelli, dopo alcuni momenti di incredulità, ha risposto che era una gag decisa con gli autori e che gli aveva chiesto il permesso di dargli un bacio a stampo durante l’intervista.

Commento Lucarelli: «L’accusa è ovviamente ridicola e surreale e conferma il tentativo di Corona di screditarmi nella mia sfera sessuale, tema per cui è imputato. Questa volta però, visto che mi ha accusata di violenza, un reato gravissimo, davanti a un giudice e un pm, provvederò a denunciarlo per calunnia. Naturalmente possiedo il video di quell’intervista, da cui si evince che gli chiedo anche il permesso e che lui me lo concede, video che allegherò alla denuncia».

lunedì 26 aprile 2021

Ucciso dalla figlia e dal fidanzato, lui accusa la ragazza: «Il piano era suo, voleva sterminare tutta la famiglia»

Agli agenti della Squadra Mobile di Avellino ai quali ha reso piena confessione, Giovanni Limata, il giovane di 23 anni che ha ucciso il padre della fidanzata, Aldo Gioia, di 53 anni, nella notte tra venerdì e sabato ad Avellino, avrebbe dichiarato, secondo quanto si apprende, che il piano per sterminare l'intera famiglia, con l'uccisione programmata anche della madre e della sorella della giovane, sarebbe stato messo a punto e fortemente voluto proprio da Elena. L'interrogatorio di garanzia dei due giovani è previsto in carcere per domani, giornata nella quale il pm Vincenzo Russo conferirà l'incarico per eseguire l'autopsia.

IL DELITTO

Da poco maggiorenne, con il fidanzato, un 23enne con precedenti penali per droga e reati contro la persona, aveva pianificato lo sterminio di tutta la sua famiglia, madre, padre e sorella, tutti colpevoli di opporsi alla loro relazione. Alla fine a fare le spese dei propositi omicidi della coppia è stato il padre della ragazza, Aldo Gioia, 53 anni, un geometra dipendente della Fca di Pratola Serra (Avellino), colpito nel sonno nella sua abitazione di Avellino in Corso Vittorio Emanuele da almeno sette fendenti inferti con un coltellaccio da caccia dal fidanzato della figlia. L'uomo, tuttavia, è rimasto in vita il tempo necessario a consentire alla moglie a all'altra figlia di lanciare l'allarme e di mettersi in salvo evitando che il piano fosse portato a termine. Gioia, colpito con violenza cieca mentre dormiva sul divano in soggiorno, è poi spirato nella notte in ospedale ad Avellino.

LE INDAGINI E LA CONFESSIONE

Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura di Avellino, in poche ore hanno ricostruito l'inquietante scenario che ha portato all'arresto della ragazza e del fidanzato, Giovanni Limata, 23 anni, l'autore materiale del delitto. Entrambi ora sono reclusi nel carcere di Avellino. Durante la notte, nel corso degli interrogatori, hanno reso piena confessione. Non solo hanno ammesso di avere architettato e perseguito il terribile delitto ma hanno confessato un piano criminale che avrebbe dovuto portare alla morte anche della madre e della sorella della ragazza. Per poi darsi alla fuga. Il loro - a giudicare dalle prime risultanze - era un piano studiato da tempo e nei primi particolari e prevedeva anche la simulazione di un furto per allontanare i sospetti e sviare le indagini. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Limata ha fatto irruzione in casa intorno alle 22:30 mentre Aldo Gioia dormiva sul divano davanti alla televisione lasciata accesa. Dopo essersi scambiati diversi messaggi telefonici, la ragazza ha fatto scattare l'agguato lasciando aperta la porta di casa dopo essere uscita con la scusa di gettare la spazzatura. Entrato in casa il giovane ha colpito con furia la vittima che non ha avuto alcuna possibilità di difendersi. È stata la figlia a lanciare poi l'allarme, inscenando con il padre morente un furto da parte dei ladri.

LA RELAZIONE CHE NON PIACEVA ALLA FAMIGLIA

La relazione tra la 18enne e Limata era avversata dalla famiglia dalla ragazza preoccupata per il carattere e il passato di Limata, più volte protagonista di eccessi di violenza. La famiglia della ragazza, soprattutto il padre, inutilmente aveva cercato di allontanarla da quel ragazzo, disoccupato, con precedenti per reati contro la persona e segnalato come assuntore di sostanze stupefacenti. Un ragazzo difficile, già in due occasioni sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, che assieme alla famiglia vive a Cervinara (Avellino). E che alcune settimane fa era stato protagonista di un furibondo litigio con suo padre, operatore ecologico, nel corso del quale non si era fatto scrupolo di mettergli le mani addosso promettendogli che l'avrebbe ucciso. Inoltre alcuni anni fa lo stesso Limata aveva minacciato di lanciarsi da un ponte dopo che una ragazza minorenne del suo paese aveva rifiutato le sue avances. La città è rimasta impietrita e sgomenta per la vicenda che ha colpito una famiglia stimata da tutti e che ricorda per alcuni versi quella di Novi Ligure (Alessandria) quando nel febbraio del 2001 Erika De Nardo e Mauro «Omar» Favaro, fidanzati che allora avevano 16 e 17 anni, uccisero la madre e il fratellino di 11 anni di Erika, risparmiando per puro caso il padre. 

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