giovedì 12 marzo 2020
Intanto, sento quanto sia enorme il gap tra me e il resto del mondo.
Leggevo un bel pezzo giorni fa, proprio mentre il mio presente stava mutando improvvisamente e radicalmente. “Aiuto, l’Apocalisse sta per arrivare a Roma”. A scriverlo è stata Simonetta Sciandivasci, una di quelle penne che amo e un po’ invidio, perché spesso mi fanno pensare “avrei voluto scriverlo io”.
E pure quel pezzo mi sarebbe piaciuto scriverlo qualche giorno prima che iniziasse la mia "quarantena", perché quando è arrivato sul mio pc, ero già qui, rinchiuso.
E quell’arguzia, quella capacità di trovare con leggerezza il focus della situazione, quell’analisi sensibile del privato e della comunità, non li sentivo più miei. Intendiamoci, l’articolo è superlativo e ne ho riso, anche perché da quando sto qui non faccio che condividere meme su Covid, quarantena, catastrofi e vedo solo disaster movie.
Un po’ come, mi perdonino il paragone irriverente, Falcone e Borsellino all’Asinara ridevano con barzellette sulla morte o battute sugli attentati che avrebbero potuto commettere contro di loro.
Ecco leggevo la mia brillante collega e avrei voluto invitarla a cena, ma non potevo. Perché sapesse raccontare anche quello. E mi sono reso conto che questo paese non sa parlarsi. Io, lei, altri giornalisti, attori, intellettuali abbiamo, avremmo detto più o meno le stesse cose. Io ridevo delle persone che saccheggiavano i supermercati nel penultimo week-end di febbraio. Con snobismo insopportabile. Dopo qualche giorno di quarantena, vi assicuro, non è che mi sia sentito troppo intelligente a cominciare a scongelare resti di cene risalenti al paleozoico.
Avrei voluto tanto essere in fila con loro e avere chili di viveri in avanzo, mascherine, non dover fare amuchine seguendo tutorial alla Mucciaccia o comprarle in ampolle del po da farmacisti usurai (9 euro per pochi decilitri!). No, ero troppo impegnato a ridicolizzarli sui social per andare a fare la spesa, anche una normale, non necessariamente da 1200 euro come quell’eroina all’Esselunga che ora invidio più dell’Atalanta ai quarti di Champions League.
Il Coronavirus è una livella, direbbe Totò. E a noi una livella manca. Che ci faccia sentire tutti cittadini allo stesso modo, che ci smettesse di fare la guerra tra poveri. L’ingenuo paranoico che dopo il secondo DPCM corre al Carrefour (tre giocatori del Napoli compresi) aperto 24 ore su 24 non è il mio nemico, né il mio bersaglio, ma uno che ha i miei stessi diritti e doveri.
Non è uno da deridere, ma da capire. Il problema è che non sappiamo più parlarci, osservarci, senza giudicarci immaginando già le condivisioni che avremo dalla nostra sapida battuta contro il povero cristo di turno. Non sto facendo il buonista, quello che corre a prendere il treno per tornare al paese o assalta il supermercato non è che si sforzi di capire me. Per questo votiamo partiti diversi, facciamo vite differenti, diamo diverso valore alle cose. Ma se ci sforzassimo di sentirci parte di una comunità, ora sarebbe diverso. Ora, forse, non avremmo permesso a governi di ogni colore di regionalizzare la Sanità e vedere crollare dal 1980 il numero di posti di terapia intensiva. Perché allora c’era la questione morale e di onestàh manco a parlarne, però quel sistema sanitario nazionale che massacriamo e che ora ci sta salvando il culo, lo hanno demolito perché nel frattempo noi cercavamo nemici immaginari altrove. E ci toglievano lavoro, sanità, soldi per l’istruzione (e quindi ricerca e ricercatori che ora ci sarebbero utili, sebbene rimaniamo tra i migliori come dimostrano le tre dottoresse dello Spallanzani che hanno isolato il virus a tempi di record: una di loro da precaria è diventata a tempo indeterminato, un miracolo che in Italia riesci a meritarti solo se sei in odore di Nobel, come ha fatto notare su Facebook il prof. Andrea Minuz).
Nel 1980 i posti per casi acuti erano 922 ogni 100.000 abitanti, oggi sono 275, solo nel 2000 erano ancora il doppio. Ora i respiratori li compriamo in Cina, facciamo appalti, li andiamo a prendere nelle aziende con l’esercito. Li avevamo già, li abbiamo polverizzati.
Ho visto troppe volte il meme o la battuta sul fatto che i nostri nonni presero il fucile e andarono sui monti a fare la Resistenza e a noi chiedono solo di rimanere sul divano davanti a Netflix. Bello, esilarante. Ma a me piacerebbe combattere questo nemico, uscire, aiutare. E invece no. Devo stare qui. Avere paura. Ed è dura, più di quanto si creda. Magari hai un figlio piccolo che non può giocare con uno dei genitori e non capisce. Anzi sì, capisce eccome. E lo vedi diventare grande, quando sorride e cerca di far ridere te, che ti senti in colpa perché qualcuno è stato irresponsabile con te e pure perché tu, invece, sei responsabile e non esci con lui a giocare. La guerra di trincea ha fatto vittime anche perché era alienante, ma questo in un meme non funziona.
Ecco, mi piacerebbe ci parlassimo, tutti. Raccontaste cosa fate e perché in questi giorni, cosa provate. Io proverò a farlo in questi giorni e settimane, perché questa pandemia sta riscrivendo in parte la mia grammatica emotiva, sentimentale, politica, sociale. E da “orso” mi rendo conto che ci manca, a me per primo, il confronto. Non mi pesa non dare baci, abbracci, strette di mano. Mai amato quanto fossero inflazionati questi gesti e sempre avuto problemi col contatto fisico con gli estranei. Ma ho scoperto che non sopporto il fatto che tutti stiamo lì a fare i giudici di X factor con le vite degli altri. E che non sappiamo più cosa sia l’empatia. Vedo la paura nelle parole che mi dite al telefono o scrivete.
Ora siamo noi quelli di cui hanno paura, “che portano le malattie”. Lo vedo persino in chi mi sta vicino che farà un’enorme fatica a invitarmi a cena nei prossimi mesi (per la mia sociopatia è una festa), a starmi vicino con serenità, a lavorare nella stessa stanza. Ora gli altri siamo noi. Ricordiamocela bene questa sensazione. Perché così una crisi, un’epidemia potrebbero diventare una seconda possibilità. Quella di diventare, anzi tornare ad esseri umani. O di precipitare definitivamente laddove eravamo già diretti. Verso il fondo, e poi ancora più giù.
mercoledì 11 marzo 2020
Coronavirus, l'esperto bacchetta Belen Rodriguez: «Se hai 9 milioni di follower non puoi postare 'ad minchiam' su vitamina C»
Attenzione alle bufale sulla vitamina C durante l'emergenza Coronavirus. Anche Belen Rodriguez ci è cascata in pieno e le sue stories su Instagram sono state segnalate da Dario Bressanini, professore universitario e divulgatore scientifico quotato. La showgirl argentina aveva condiviso sui suoi profili degli audio che stanno circolando da giorni su Whatsapp in cui si consigliava di assumere vitamina C per prevenire il Coronavirus.
L'esperto ha dunque cercato di mettere in guardia dalle fake news perché al momento l'unico modo per arginare il contagio è restare in casa. Bressanini si è scagliato contro Belen per la sua capacità divulgativa e perché ogni suo messaggio ha un uditorio molto ampio a fronte dei suoi nove milioni di followers.
«La somministrazione di vitamina C sui pazienti affetti da Coronavirus è fondamentale e sta favorendo la guarigione. È auspicabile l’assunzione di vitamina C anche in bambini, adulti e anziani, nell’ordine di 1-2 grammi al giorno», sono le parole pronunciate da una donna anonima che chiede di divulgarle il più possibile.
Belen ha repostato il tutto nelle sue Stories Instagram. «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Se hai milioni di persone che ti seguono non ti devi permettere di postare ‘ad minchiam’ su vitamina C e altre cose false in questo momento», scrive sui suoi canali social Bressanini.
«Riguardo alla vitamina C, all’acqua e limone, alla papaya fermentata e a tutto il resto… io seguo questa regola e ci azzecco sempre: se la soluzione proposta è semplice, di solito è sbagliata. Un consiglio? Toglietevi dai gruppi dove condividono quelle porcherie sulla vitamina C. Si può vivere benissimo senza stare in quei gruppi Whatsapp», conclude.
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Barbara D'Urso parla di coronavirus e s'infuria in diretta a Pomeriggio 5: «Sei un pezzo di...»
Barbara D'Urso parla di coronavirus e s'infuria in diretta a Pomeriggio 5: «Sei un pezzo di...». Oggi, la conduttrice si è infuriata parlando di una vicenda avvenuta a Napoli. Come riportato da Leggo, un uomo, stanco di fare la fila per il tampone, ha sputato a una dottoressa e a un'infermiera.
L'inviato di Pomeriggio 5, Vito Paglia, cita la vicenda e Barbara D'Urso s'infuria: «Hai fatto bene a ricordarla. Spero - ha poi aggiunto rivolgendosi direttamente all'uomo che ha compiuto l'ignobile gesto - che tu non sia napoletano, non sia italiano e non sia di questo pianeta. Sei un pezzo di... brutta persona».
La conduttrice è davvero furiosa e spiega: «Quando l'ho letta stamattina mi sono infuriata».
L'inviato di Pomeriggio 5, Vito Paglia, cita la vicenda e Barbara D'Urso s'infuria: «Hai fatto bene a ricordarla. Spero - ha poi aggiunto rivolgendosi direttamente all'uomo che ha compiuto l'ignobile gesto - che tu non sia napoletano, non sia italiano e non sia di questo pianeta. Sei un pezzo di... brutta persona».
La conduttrice è davvero furiosa e spiega: «Quando l'ho letta stamattina mi sono infuriata».
martedì 7 novembre 2017
Agnese Landini, per la moglie di Matteo Renzi tanto allenamento e fisico al top
Un'energia inesauribile, quella che sembra possedere Agnese Landini. A 41 anni e due figli, infatti, la moglie di Matteo Renzi riesce a trovare il tempo e le forze di allenarsi duramente, nonostante gli impegni familiari e scolastici. Questi ultimi, in particolare, non si esauriscono certo con le lezioni in classe, dal momento che Agnese è anche coordinatrice del dipartimento umanistico del liceo fiorentino dove lavora, il 'Giuseppe Peano'.
Novella2000 è riuscita a paparazzare l'ex presidente del Consiglio e sua moglie durante una giornata tipo. Fisicamente, tra moglie e marito non c'è storia: Matteo Renzi sembra un po' appesantito, mentre Agnese si allena duramente tra gli esercizi più vari. Dallo spinning agli addominali, passando per gli esercizi per rinforzare e rassodare glutei e interno coscia: Agnese è una vera forza della natura.
Alla fine, dopo una giornata di lavoro e di allenamento, i due coniugi riescono anche a trovare il tempo per un frettoloso, ma comunque romantico, pasto insieme, davanti a una birra. Ne parla anche TgCom24.
Novella2000 è riuscita a paparazzare l'ex presidente del Consiglio e sua moglie durante una giornata tipo. Fisicamente, tra moglie e marito non c'è storia: Matteo Renzi sembra un po' appesantito, mentre Agnese si allena duramente tra gli esercizi più vari. Dallo spinning agli addominali, passando per gli esercizi per rinforzare e rassodare glutei e interno coscia: Agnese è una vera forza della natura.
Alla fine, dopo una giornata di lavoro e di allenamento, i due coniugi riescono anche a trovare il tempo per un frettoloso, ma comunque romantico, pasto insieme, davanti a una birra. Ne parla anche TgCom24.
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Caso Weinstein, lite su Twitter tra Asia Argento e Alec Baldwin: "Sei un completo idiota"
Gli strascichi del caso Weinstein continuano a impazzare su Twitter. A scatenare le polemiche questa volta è una lite tra Alec Baldwin e Asia Argento. L'attore americano, celebre negli ultimi mesi per la sua imitazione di Donald Trump al Saturday Night Live, ha rilasciato un'intervista alla Pbs dove ha polemizzato con la «giustizia a scoppio ritardato» ottenuta da Rose McGowan, una delle prime donne ad aver accusato Harvey Weinstein.
Asia Argento a quel punto ha dato a Baldwin del «completo idiota». Oppure, ha aggiunto l'attrice, «stai proteggendo i tuoi amici e salvando la tua reputazione. Forse tutti e tre».
Baldwin non ci ha visto più, e ha risposto: «I casi sono due: se dipingi tutti gli uomini con lo stesso colore, o finisci il colore o finisci gli uomini, Asia Argento», ha scritto, prima di bloccare l'attrice su Twitter. La figlia d'arte non si è scomposta, anzi, ha rivendicato: «Mi ha bloccato. Porto questa medaglia con onore». Baldwin nell'occasione ha bloccato anche il fidanzato della Argento, Anthony Bourdain: anche lui aveva avuto un battibecco su Twitter con la star di Saturday Night Live, che per le polemihce ha deciso di prendersi una pausa dal suo account sul sito di microblogging.
Asia Argento a quel punto ha dato a Baldwin del «completo idiota». Oppure, ha aggiunto l'attrice, «stai proteggendo i tuoi amici e salvando la tua reputazione. Forse tutti e tre».
Baldwin non ci ha visto più, e ha risposto: «I casi sono due: se dipingi tutti gli uomini con lo stesso colore, o finisci il colore o finisci gli uomini, Asia Argento», ha scritto, prima di bloccare l'attrice su Twitter. La figlia d'arte non si è scomposta, anzi, ha rivendicato: «Mi ha bloccato. Porto questa medaglia con onore». Baldwin nell'occasione ha bloccato anche il fidanzato della Argento, Anthony Bourdain: anche lui aveva avuto un battibecco su Twitter con la star di Saturday Night Live, che per le polemihce ha deciso di prendersi una pausa dal suo account sul sito di microblogging.
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Nina Moric contro la famiglia di Corona: "Da due anni senza vedere mio figlio"
"Per più di 2 anni mi sono nascosta, un po’ perché non vi nego che mi sono vergognata tanto, mi sono nascosta dietro un’ironia a volte eccessiva, mai sarei riuscita a parlare di questa storia, ma chiunque mi ha visto in questi ultimi anni si è accorto che qualcosa in me non andava".
Comincia così il post di Nina Moric, con cui l'ex compagna di Fabrizio Corona lamenta di non vedere il figlio da due anni. In una intervista a Libero la showgirl, impegnata nella campagna elettorale per Casapound, si sfoga dopo un lungo silenzio e ne daà notizia sul suo profilo Facebook.
"Il coraggio di combattere ancora di più e senza più nascondermi, perché per un madre il figlio è ossigeno e senza ossigeno è dura" conclude la Moric.
Comincia così il post di Nina Moric, con cui l'ex compagna di Fabrizio Corona lamenta di non vedere il figlio da due anni. In una intervista a Libero la showgirl, impegnata nella campagna elettorale per Casapound, si sfoga dopo un lungo silenzio e ne daà notizia sul suo profilo Facebook.
"Il coraggio di combattere ancora di più e senza più nascondermi, perché per un madre il figlio è ossigeno e senza ossigeno è dura" conclude la Moric.
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La regina Elisabetta finisce nei Panama Papers: milioni di sterline alle isole Cayman. Nella lista anche Bono, Madonna, Rania di Giordania e Soros
ROMA - Ci sono anche milioni di sterline di profitti generati da proprietà private della regina Elisabetta fra gli investimenti offshore di ricchi e potenti svelati dalle nuove carte dei Panama Papers. La regina risulta aver investito ingenti somme nel paradiso fiscale della Cayman attraverso il Ducato di Lancaster. La rivelazione è riportata con evidenza dal Guardian. Imbarazzo pure per Lord Ashcroft, businessman ed ex dirigente del Partito Conservatore britannico, che avrebbe a sua volta nascosto una fortuna pari a 450 milioni su conti offshore.
I dettagli arrivano da un nuovo leak dei Panama Papers, ottenuto da alcuni server provider di 19 paradisi fiscali: da qui il nome di Paradise Papers.
Bono, Madonna, Rania di Giordania, il finanziere George Soros, un ministro di Donald Trump sono alcuni dei personaggi famosi che compaiono nella nuova lista 'nerà dei paradisi off-shore. Oltre 13,4 milioni di documenti riservati ottenuti dal tedesco Suddeutsche Zeitung che li ha condivisi con l'International Consortium of Investigative Journalists e i suoi partner tra i quali il Guardian, la Bbc, il New York Times e l'Espresso pubblica in esclusiva per l'Italia insieme con Report, la trasmissione d'inchiesta di Raitre.
Il segretario al Commercio di Donald Trump, Wilbur Ross, coinvolto nella nuova inchiesta sui paradisi off-shore svelata dai Panama Papers gestisce affari che hanno legami con il genero del presidente russo Vladimir Putin. Si tratta in particolare di una società di navigazione nella quale Ross ha interessi e con la quale ha effettuato una serie di investimenti offshore, secondo le nuove rivelazioni.
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Bono, Madonna, Rania di Giordania, il finanziere George Soros, un ministro di Donald Trump sono alcuni dei personaggi famosi che compaiono nella nuova lista 'nerà dei paradisi off-shore. Oltre 13,4 milioni di documenti riservati ottenuti dal tedesco Suddeutsche Zeitung che li ha condivisi con l'International Consortium of Investigative Journalists e i suoi partner tra i quali il Guardian, la Bbc, il New York Times e l'Espresso pubblica in esclusiva per l'Italia insieme con Report, la trasmissione d'inchiesta di Raitre.
Il segretario al Commercio di Donald Trump, Wilbur Ross, coinvolto nella nuova inchiesta sui paradisi off-shore svelata dai Panama Papers gestisce affari che hanno legami con il genero del presidente russo Vladimir Putin. Si tratta in particolare di una società di navigazione nella quale Ross ha interessi e con la quale ha effettuato una serie di investimenti offshore, secondo le nuove rivelazioni.
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